Il tempo è denaro è la ferrovia Roma-Lido ne ha un disperato bisogno. La tratta, recentemente bollata dal Codacons come la peggiore d’Italia, si prepara a vivere mesi caldi, anzi caldissimi. E non solo perché a meno di due mesi dall’estate nei vagoni manca ancora l’aria condizionata, ma anche perché la tratta che ogni giorno trasporta tra Roma e Ostia 90.000 persone, oggi gestita dall’Atac, potrebbe essere presto presa in carico dalla Ferrovie, che non hanno mai nascosto il loro appetito per il trasporto romano.
Nel frattempo però la situazione si fa sempre più difficile. Il parziale ripristino del servizio ad opera del dg Atac, Marco Rettighieri, non sembra infatti aver ancora raggiunto livelli accettabili. Di questo avviso sono i sindacati che ieri sono stati ascoltati dai senatori della commissione trasporti di Palazzo Madama, impegnati in un giro di audizioni per capirne di più sui mali di questa importante infrastruttura.
Tutte le sigle intervenute in commissione risultano più o meno concordi su un aspetto. Governo e Campidoglio devono al più presto mettersi intorno a un tavolo per studiare una strategia di rilancio efficace, pena il collasso dell’infrastruttura e la furia dei pendolari, peraltro già esasperati da un servizio assai carente.
Per la Uil, la Roma-Lido sconta “la devastante situazione di Atac, alle prese con una situazione debitoria che si riflette sulla scarsità di investimenti. Noi crediamo che senza investimenti non si vada da nessuna parte”, ha rilevato il sindacato. Dello stesso avviso l’Usb, per la quale oltre ai denari “serve gente capace, in grado di gestire come si deve la tratta. Chiediamo al governo di aprire un confronto subito col Campidoglio”.
C’è poi chi auspica, come l’Orsa, una vera e propria “nazionalizzazione” della Roma-Lido, dunque dell’Atac, anche per allontanare il rischio di un ingresso di privati, che i sindacati vedono come una sorta di male assoluto. Adesso la palla passa al governo e al comune, che dovranno decidere il destino della Roma-Lido. O metterla in mano alle Ferrovie o cercarsi un partner industriale, magari anche all’estero. (Gianluca Zapponini)