19 Giugno 2021
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Roma Tpl, il caso di Casal Monastero: siamo isolati

La crisi del consorzio sta mettendo in ginocchio le periferie di Roma: i ragazzi non riescono a raggiungere le scuole

Casal Monastero è il lembo di territorio compreso tra Via Tiburtina e Via Nomentana, appena fuori il GRA. La sua posizione rende Casal Monastero isolato, lontano dalle direttrici ben servite dai mezzi pubblici.

Uno status che lo rende dipendente da alcune linee che collegano la zona con aree di maggior transito: il 404 verso Rebibbia o il 344 verso Nomentana/Bufalotta.

Linee gestite da Roma Tpl, il consorzio di bus che rifornisce gran parte delle periferie romane. Una realtà allo sbando, tra corse saltate e mancati pagamenti ai dipendenti.

“I disagi durano da mesi ma è da lunedì che siamo seriamente isolati – racconta a Radiocolonna Alessandro Zaghini, presidente del CDQ Casal Monastero – ma il vero dramma riguarda i nostri ragazzi che non riescono a raggiungere le scuole”.

Il posizionamento del quartiere lo rende vicino ai capolinea dei rispettivi bus, un intralcio aggiuntivo qualora si tenti di ‘agganciare’ la corsa di qualche altro mezzo che porta verso Tiburtina e Nomentana.

“Verso l’utenza c’è un atteggiamento scandaloso – prosegue Zaghini – se manifesto per un disservizio e blocco un bus, il giudice può darmi intralcio al servizio. Ma se un’azienda non rispetta il servizio pubblico la fa franca. È normale?”.

Un’altra partita importante riguarda l’allungamento della metro B da Rebibbia a Casal Monastero. E qui la sfida è campale e risolverebbe tanti problemi di mobilità in tutta l’area, compresi quelli di San Basilio. L’appalto è stato aggiudicato nel 2011 ma nel frattempo sono sopraggiunti vari problemi. “Sono state previste aree di scambio con il concessionario adibite all’edificazione – spiega il presidente – con quei proventi, poi, si sarebbe costruito il prolungamento”. Tuttavia il lieto fine è mancato perché – dice Zaghini – le aree previste non sono disponibili e l’attesta sta facendo ingrossare la penale.

Resta il problema di periferie abbandonate al proprio destino, dove uno scontro aziendale impedisce ai tanti ragazzi del quartiere (“siamo un quartiere giovanissimo”) di raggiungere la scuola.

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