“Poco prima della campagna elettorale abbiamo chiesto che i candidati non battessero il tasto sui rom”. Massimiliano Signifredi, responsabile a Roma di Sant’Egidio per gli universitari, purtroppo non è stato ascoltato. Soprattutto la destra, durante questa campagna elettorale, è tornata sul tema dei campi. In vista delle elezioni comunali di domenica, Sant’Egidio ai campi propone soluzioni alternative, frutto anche di un confronto periodico che c’è tra le migliaia di simpatizzanti che ogni settimana si ritrovano nei 150 luoghi di preghiera nella Capitale della Comunità.
“Non si può ragionare solo sull’ordinaria amministrazione, bisogna saper programmare. Noi pensiamo che ai rom che hanno la cittadinanza italiana si possano e si debbano dare le case popolari. Molti di loro sono nati qui e vanno trattati come tutti gli altri cittadini. Lo dice la legge, lo dice la loro carta d’identità – dice Signifredi – E poi c’è l’integrazione, fatta di cose tremendamente concrete. Oltre 50 alunni dalle elementari alle superiori a Roma hanno una borsa di studio che permette loro di studiare”
Il Papa in più di qualche occasione ha detto che non “ci si deve difendere dai poveri, i poveri vanno difesi”, per Signifredi a Roma su questo fronte “in tutti questi anni non sono state fornite risposte”. Insomma, le politiche sociali continuano ad essere carenti, ma nonostante questo la Capitale è il fulcro dell’azione di Sant’Egidio per far arrivare in Italia e in piena sicurezza i rifugiati attraverso i corridoi umanitari. In un biennio ne arriveranno 800, dislocati nei vari quartieri, un esempio di come si può fare concretamente integrazione. I nostri concittadini sono accoglienti”.
E l’azione di Francesco è entrata in profondità nelle coscienze dei romani, “è aumentata la solidarietà, tanta gente comune di questa città hanno portato migliaia di pacchi a Centro Baobab – continua Signifredi – Insomma, la società civile ha risorse“. (Alg)