Periferie come vere e proprie bombe ad orologeria, casse vuote e carenza di personale in tutti i municipi. La situazione dei servizi sociali nella Capitale é al limite. “Fino ad oggi si é fatta una politica basata solo a tamponare le emergenze, mentre andrebbe fatta una seria programmazione, soprattutto dei fondi. I problemi a Roma sono troppi da affrontare con poche risorse e carenza di personale e non si può pensare di risolverli esternalizzando alle cooperative. Questo significa solo mettere delle ‘pezze a colori'”. A lanciare l’allarme é Giovanna Sammarco, presidente dell’ordine degli assistenti sociali della Regione Lazio che, intervistata da Radiocolonna, ha detto di aver chiesto “un incontro al più presto al neo assessore alle politiche sociali, Laura Baldassare, che speriamo ci dia ascolto”.
Dopo lunghi anni di esperienza ‘sul campo’ tra i vari municipi romani, il presidente non ha dubbi: la prima vera emergenza di Roma sono proprio le periferie,che non esita a definire delle “vere e proprie bombe sociali”. Da Tiburtina a Pietralata, passando per Tor Bella Monaca sono un “concentrato di malessere, emarginazione, microcriminalità e disadattati frutto di una politica sbagliata, quale quella di concentrare le case popolari tutte in un’unica posto”.
Per affrontare queste situazioni rinforzare semplicemente l’organico non basta, serve “anche rinforzare il servizio sociale professionale di prossimità nei vari municipi – spiega – Inoltre é necessario sviluppare un discorso di rete, con persone che hanno capacità progettuali, dei veri e propri tecnici.”
A livello organizzativo su Roma é prevista una pianta organica di 480 assistenti sociali, “ma in realtà non arrivano neanche a 330- sottolinea il presidente – in pratica mancano più di 150 assistenti sociali e la situazione peggiore riguarda il sesto municipio (Tor Bella Monaca e dintorni), l’undicesimo (Portuense e Magliana), il quindicesimo (Cassia) e quello di Ostia, vista anche la sua estensione”.
Un organico troppo scarso, dunque, per una città dai mille problemi come Roma dove invece servirebbe “un lavoro di prevenzione, andando ad agire in maniera capillare sul territorio e non correre sempre e solo dietro l’emergenza del momento”, ribadisce Sammarco.
Per sopperire a tutti questi problemi spesso, “troppo spesso – sottolinea il presidente – si é ricorso alla esternalizzazione, spendendo tanti fondi per le cooperative, quando invece se ne possono spendere molto meno con la figura di un supervisore professionale”.
Si tratta di una funzione, quella dell’assistente sociale, “troppo delicata per continuare ad affrontarla in questo modo. Si pensi, ad esempio, ai casi che coinvolgono i minori e ai rapporti con la magistratura: c’é la necessità di personale di ruolo per assicurare una certa continuità”.(Giusy Iorlano)