14 Giugno 2021
Il meteo a Roma

Sfrattati per morosità. Succede alla Moschea di Ostia

'Pagate gli arretrati e andate via'

“‘Pagate gli arretrati e andate via’. Sotto la lente della task-force del Campidoglio, al lavoro sullo scandalo degli affitti, è finito anche l’Istituto di cultura islamico a Ostia.

La sede è ospitata in un immobile che fa parte del patrimonio del Comune di Roma sul lungomare Toscanelli, all’interno dell’ex Colonia Vittorio Emanuele III: sarebbe stata parzialmente adibita a moschea, oltre che ad abitazione privata, violando i termini della concessione firmata quasi dieci anni fa. Per questo motivo l’amministrazione capitolina ha avviato un’azione per chiedere all’Istituto il pagamento degli arretrati – valutati in 386 mila euro e spicci – e recuperare l’immobile, ossia sfrattare gli attuali ospiti”. Lo scrivono Mirko Polisano e Fabio Rossi sul Messaggero. 



“L’avviso è stato affisso ieri all’Albo pretorio del Comune: nel documento dell’ufficio concessioni immobili a fini sociali si osserva che durante un sopralluogo ‘è stato constatato che parte del locale è stato adibito a luogo di culto’. Inoltre, ‘è emerso che l’immobile viene utilizzato anche come privata abitazione’. Due casi, questi, tassativamente esclusi dalla delibera del consiglio comunale -continua l’articolo-, risalente al 1996, nella quale si fissano i parametri per la concessione degli immobili di proprietà di Palazzo Senatorio”.

“‘Da un esame – si legge ancora nel documento – risulta che l’istituto non abbia mai provveduto al pagamento di alcuna indennità per l’utilizzo dell’immobile’. Una morosità che, stando alle stime dello staff del commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, ammonterebbe appunto a più di 386 mila euro: una cifra che si raggiunge moltiplicando per tutto il periodo di permanenza (circa dieci anni) il canone mensile di 3.787 euro”, prosegue l’articolo.

“Secondo il dipartimento patrimonio, infatti, non può essere applicato lo ‘sconto’ dell’80 per cento, abitualmente accordato per le concessioni con fini sociali, perché l’utilizzo dell’immobile avrebbe fatto ‘venir meno i presupposti che giustificano la corresponsione ridotta dell’indennità d’uso per l’utilizzazione del bene'”.

C.T. (Fonte Omniroma)

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