Sfratti, Associazioni ricorrono a Corte dei Conti

Continua l'ondata di sfratti per le associazioni culturali e del terzo settore

Erica Dellapasqua per Corriere della Sera Roma

 

Col Campidoglio sempre più ondivago, a parole disposto a «tutelare» le associazioni finite sotto la lente della Corte dei conti che indaga su «affittopoli» ma nei fatti attivissimo nel programmare i prossimi 113 sgomberi, le associazioni finite sotto sfratto fanno rete scavalcando il Comune e puntando direttamente al cuore dell’inchiesta della magistratura contabile. Chiedono, infatti, il deferimento alla commissione disciplinare del pm che procede ipotizzando il danno erariale, il viceprocuratore Guido Patti.

 

L’iniziativa coinvolge decine di realtà operative nel mondo del sociale rappresentate da Forum Terzo Settore, Osservatorio pubblica amministrazione, Coordinamento periferie Roma e Centro servizi per il volontariato del Lazio, una rete appunto che include sì le associazioni già destinatarie di provvedimenti di sfratto – dalla onlus A Roma Insieme – Leda Colombini che segue i bimbi di Rebibbia ai volontari di «Per la strada» che assistono i senzatetto di Termini – ma anche molte altre, apparentemente «graziate» ma certo non tranquille considerando che i fascicoli della Corte dei conti riguardano un totale di 800 casi dei quali circa 350 già notiziati al Campidoglio. Assieme alla cultura è infatti il sociale l’altro comparto più duramente colpito dall’inchiesta. Ecco spiegata la controffensiva.

 

«Queste associazioni – spiega il coordinamento nel comunicato – nei mesi scorsi si sono viste chiedere cifre esorbitanti, anche milionarie, per arretrati calcolati su presunti valori di mercato e hanno ormai ricevuto l’ordine di sfratto le prime 73 sulle oltre 700 che hanno sede in strutture comunali». Rispetto alla magistratura contabile, in particolare, «si è creata una situazione complessa nella quale la Corte dei conti sembra aver travalicato i propri compiti, l’amministrazione sembra avere perso la capacità decisionale, mentre le associazioni rischiano di chiudere o sono costrette a sospendere l’attività, attività che sono un valore sociale aggiunto e quindi non rappresentano un costo, ma un introito che deve essere riconosciuto come tale».

 

Il cortocircuito è evidente: da un lato la Corte dei conti indaga per danno erariale e dall’altro, i funzionari comunali, davanti alla possibilità più che concreta di contestazioni da parte dei magistrati, insistono con gli ordini di sfratto mentre la politica, nel dubbio, resta in panchina. Inerzia che invita queste associazioni a prendere iniziative concrete, nell’ordine: «Richiesta di deferimento del viceprocuratore della Corte regionale del Lazio alla commissione disciplinare per abuso della funzione inquirente», poi «una lettera-manifesto alle istituzioni affinché si riapproprino del potere di indirizzo e decisionale» e infine una proposta di delibera da sottoporre all’attenzione del consiglio che riscriva i rapporti tra amministrazione e associazioni. Venerdì, poi, prenderà forma anche la mobilitazione della rete «Decide Roma»: tutti in Campidoglio, per protestare uniti.

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