Svolta aereo Malaysia: il pilota era suicida

Ne sono convinti il team di inquirenti perché eluse volutamente i radar. Per gli psicologi sono gesti da delirio di onnipotenza

Il pilota del volo MH370 scomparso sull’Oceano Indiano l’8 marzo 2014 con 239 persone a bordo “ha deliberatamente eluso i radar” e ha fatto precipitare l’aereo in una missione suicida pianificata a lungo: ne è convinto il team di inquirenti che ha cercato di risolvere il mistero del Boeing 777 della Malaysia Airlines, incluso Martin Dolan, l’uomo che ha guidato le vane ricerche sottomarine dell’aereo.

Un’azione pianificata meticolosamente
E’ stata un’azione “pianificata, eseguita deliberatamente e studiata nel corso di un periodo di tempo prolungato”, ha detto Dolan, che per due anni ha guidato le ricerche sottomarine. Sei giorni dopo la scomparsa dell’aereo le abitazioni del comandante e del copilota – il 53enne Zaharie Amad Shah – sono state perquisite e alcuni computer sono stati sequestrati. Incluso uno con un software di simulazione di volo che sarebbe stato usato dal pilota per studiare il cambio di rotta dell’aereo.

Ma cosa spinge un uomo a un atto così vile e inumano? Perché una volontà privata come il suicidio, dovrebbe coinvolgere altre persone?
“Purtroppo sono una sorta di deliri di onnipotenza”, ci spiega la dottoressa Eleonora Manna, psicologa e psicoterapeuta. “Sono suicidi che vogliono lasciare un segno. Non si tratta di persone semplicemente depresse ma che hanno dei seri disturbi della personalità”.

Il delirio di onnipotenza
Quello che caratterizza le loro azioni è proprio la tendenza all’onnipotenza e ricercano gesti eclatanti da spettacolarizzare. Atti schizofrenici, fra l’altro, non così distanti dalle azioni dei Kamikaze. Il pilota si è volutamente schiantato, portando alla morte altre persone, ignare e innocenti, pur di enfatizzare il suo folle gesto”.

Sono sempre premeditati
“Non sono mai dei raptus ma sono premeditati. Quasi sempre, nel vissuto di queste persone, c’è alle spalle una storia psichiatrica o una condizione psicologica molto grave. Purtroppo, però, non sempre questa emerge come un campanello d’allarme”.

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