Una donna si è tolta la vita impiccandosi nella Casa Circondariale femminile di Rebibbia, a Roma, dov’era detenuta perché imputata di omicidio. A darne notizia è il Sappe, Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria.
”La donna si è suicidata in cella questa mattina all’alba, impiccandosi. L’agente in servizio si è accorta dell’accaduto e ha dato l’allarme – riferisce Maurizio Somma, segretario nazionale Sappe per il Lazio – Purtroppo sono stati vani i tentativi di soccorso per rianimarla, anche con l’ausilio di altri colleghi e dello staff infermieristico. Si disconoscono allo stato attuale le motivazioni che hanno indotto la detenuta a porre in essere l’insano gesto”.
”Questo è il quinto suicidio in carcere di un detenuto dall’inizio dell’anno, il quinto! – denuncia il segretario generale del Sappe, Donato Capece – E conferma come i problemi sociali e umani permangono nei penitenziari, lasciando isolato il personale di Polizia penitenziaria (che purtroppo non ha potuto impedire il grave evento) a gestire queste situazioni di emergenza. Il suicidio è spesso la causapiù comune di morte nelle carceri e le soluzioni adottate fino a oggi si confermano inefficaci e perciò inutili. Ma il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di
polizia e per gli altri detenuti. Per queste ragioni un programma di prevenzione del suicidio e l’organizzazione di un servizio d’intervento efficace sono misure utili non solo per i detenuti ma per
l’intero istituto”.
”Negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 18mila tentati suicidi ed impedito che quasi 133mila atti di autolesionismo
potessero avere nefaste conseguenze – ricorda il leader del sindacato – Il dato oggettivo è che la situazione nelle carceri resta allarmante. E 5 suicidi in 22 giorni nelle carceri deve fare seriamente riflettere: altro che emergenza superata!”.