Trasporti, autoferrotranvieri protestano sotto il MIT

In 300 si sono trovati sotto la sede del Ministero dei Trasporti per chiedere una legge ad hoc che tuteli la categoria

Presidio al Mit (Foto Omniroma)

Circa trecento gli autoferrotranvieri che questa mattina hanno occupato il piazzale antistante al ministero dei Trasporti a Porta Pia per manifestare contro l’abrogazione della 148, il regio decreto che regolava i rapporti di lavoro degli autisti.

 

“Felici per la partecipazione dei lavoratori di Genova (Anm), di Roma Tpl e di una delegazione di Alitalia e di Cotral. Ci sarà un unione dei lavoratori del trasporto: stiamo pensando di fare iniziative tutti insieme” così Michela Quintavalle, segretaria del sindacato di base, Cambia-menti m410 ai cronisti. “Sono invece triste e delusa per la scarsa partecipazione di Atac (eravamo solo in 250)” ha aggiunto Quintavalle, che ha poi argomentato le ragione della protesta: “Il vuoto legislativo lasciato dall’abrogazione del regio decreto 148 deve essere colmato, perché senza una legge si passa alla contrattazione nazionale, e se tutto va nelle mani della triplice (Cgil, Cisl e UIL ndr) sarà la morte celebrale per gli autoferrotranvieri”. “Per questo – spiega la sindacalista – con tutti gli altri sindacati di base stiamo scrivendo una modifica della 148 da proporre con 50mile firme”. E ad aiutare i sindacati nella raccolta potrebbe essere il movimento 5 stelle: “Oggi era presente il deputato grillino Michele Dell’Orco che ha promesso che ci daranno una mano. Ci ha fatto molto piacere, in questo li sentiamo vicini anche perché come gruppo hanno votato compatti contro l’emendamento Covello (quello che ha eliminato la 148 ndr)”.

 

Quintavalle ha poi tirato una stoccata contro i radicali italiani: “I radicali non si rendono conto dei danni che stanno facendo convincendo la cittadinanza a firmare per privatizzare il servizio. Non è quella la soluzione per avere un trasporto pubblico che funziona”. “Del fatto che il privato abbia fallito – ha detto Michele Frullo dell’Usb ai cronisti – c’è una dimostrazione sia a livello locale che nazionale: basta guardare Roma Tpl e Alitalia”.

 

Dopo privatizzazioni e abrogazione della 148, la terza ragione della protesta,ha spiegato Frullo è che: “Si comincia ad attaccare il diritto di sciopero con le parole, ma anche con alcuni fatti: oggi era proclamato uno sciopero e il ministro è intervenuto per differirlo (sarà il 6 luglio ndr). È grave perché il diritto dei lavoratori a manifestare il dissenso è costituzionalmente tutelato”.

 

Ai cittadini che si lamentano degli scioperi, Frullo chiede scusa: “Ma purtroppo è l’unico modo che abbiamo per dimostrare il nostro dissenso. Quello che possiamo dirvi è che anche noi, i nostri figli, i nostri genitori girano con i mezzi pubblici, non abbiamo le auto blu. Lavoriamo anche il sabato e la domenica quindi non facciamo gli scioperi il venerdì per fare il week end lungo”.

 

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