Veleni e metalli pesanti nel Parco di Centocelle

Presentati i risultati di un’indagine nell’area est di Roma. I cittadini: sia presto avviata la bonifica

Il parco di Centocelle

Metalli pesanti, come il Berillio, lo Stagno, il Vanadio inquinanti vari che rischiano di compromettere in modo permanente le falde acquifere. L’aver per anni considerato il parco di Centocelle, 120 ettari di spazio pubblico, come una sorta di discarica ha compromesso in modo irreparabile, probabilmente, l’ambiente, in un’area fortemente urbanizzata. I risultati delle analisi sono stati presentati oggi, dal Comitato del Parco, il Centro di Documentazione dei Conflitti Ambientali e da Source International.

Da gennaio ad oggi nel parco sono scoppiati incendi, gli autodemolitori hanno continuato ad occupare l’area sulla Togliatti, il ministero della Difesa ha esplicitato le mire espansionistiche nell’area per realizzare una sorta di Pentagono. Una situazione pesantemente compromessa, quindi, tanto che il parco di Centocelle è stato definito “La Terra dei Fuochi” romana.

Già ad aprile 2017, i risultati delle analisi svolte da Arpa nel Parco di Centocelle evidenziavano inquinamento delle acque e superamenti dei limiti di legge per quanto riguarda i composti organoclorurati.

Subito dopo la diffida da parte dei residenti per l’inadempienza del Comune relativamente alla bonifica – a causa dei risultati rinvenuti nell’acqua, la Protezione Civile ha interdetto l’area relativa al Canalone per motivi di sicurezza e incolumità pubblica. Tale misura, nonostante sia stata definita come preventiva, ha allarmato ancor più la cittadinanza facendo mantenere alta l’attenzione sulla questione.

Tra le sostanze per le quali sono stati riscontrati valori più elevati rispetto alle concentrazioni massime previste per legge: il Berillio, difforme rispetto ai limiti legislativi in tutto il parco, è stato riscontrato in concentrazioni con valori 4 o 5 volte superiori al limite previsto per il verde pubblico in tutti i campioni analizzati. In due punti, nella zona più frequentata del parco, le concentrazioni rilevate eccedono addirittura i limiti di legge previsti per le aree industriali. Ed ancora, Stagno, Rame, Piombo.

E l’amministrazione di Roma che fa? Nonostante ci sarebbero i fondi per avviare la bonifica, rimanda tutto, con la scusa che bisogna ancora capire come e perché la Difesa intende estendere i propri possedimenti nell’area. E intanto i cittadini dei quartieri lungo la Casilina e la Tuscolana aspettano.

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