Viaggio nella città senza strisce pedonali

Attraversare è sempre più rischioso. Ma di chi è la colpa? Lungaggini, burocrazia, pochi fondi

Alessandra Paolini per La Repubblica Roma

 

Scolorite, sbiadite, in via d’estinzione. Strisce pedonali “desaparecidos”. Basta scendere sotto casa per rendersene conto: l’ultima verniciata bianca sull’asfalto risale a qualche mese fa e così da settimane e settimane attraversare strade, viuzze e incroci è diventato complicato e temerario. Anzi, in alcuni casi, pericolosissimo. Specialmente vicino alle scuole, alle chiese e davanti ai supermercati. O come nel caso di piazzale Clodio, ai piedi di Monte Mario, punto nevralgico per il traffico romano con un capolinea sempre stracolmo di bus e un via vai irrefrenabile di persone che vanno in Tribunale.

 

Qui, all’Ombra della Madonnina del Don Orione, di strisce fino a ieri restava solo l’ombra. Ricomparse dopo l’esposto alla Procura e al Comune da parte del Codacons. «Magicamente ridipinte — dicono dall’associazione — Ma è assurdo che in una città civile si garantisca la sicurezza stradale e la segnaletica solo dopo che i cittadini denunciano le carenze alla magistratura e all’amministrazione». “Chi l’ha visto?” comunque di questi tempi avrebbe ancora molto da lavorare, perché le “zebre” sono praticamente invisibili non solo a Prati. Il viaggio fatto da Repubblica alla ricerca della striscia perduta ha toccato molte zone, tanti quartieri: dall’Eur a San Giovanni, dal Casilino a Vigna Clara. E ancora, delle Vittorie, Flaminio e naturalmente il Centro. Provate ad attraversare via del Teatro Marcello… ecco le auto in discesa sfrecciare da piazza Venezia, il frastuono dei sanpietrini a fare da colonna sonora ma per trovare le strisce pedonali, bisognerebbe chiamare gli investigatori del Ris.

 

La faccia spaventata dei tanti turisti che ogni giorno cercano di guadare il fiume di auto per andare a visitare i musei Capitolini, è eloquente. E imbarazzante. Stessa scena si ripete in via Nazionale. Ma la vita per i pedoni è complicata nel cuore di Roma, come in via Merulana. E a piazza Mazzini, via Donatelle al Flaminio, piazza Meucci all’Ostiense, via della Magliana nuova. La lista è lunghissima: lungotevere degli Inventori, piazza degli Archivi, circonvallazione Casilina. I municipi sono intasati dalle tantissime segnalazioni di chi ha dribblato per un pelo l’investimento.

 

Di chi è la colpa? Delle gare d’appalto che hanno tempi sempre più lunghi. Con bandi fatti ogni sei mesi e la burocrazia a dilatare l’attesa. È quindi fisiologico, oltre che allucinante, che oramai da varie stagioni bisogna aspettare la primavera per vedere “fiorire” di nuovo le strisce. C’è una premessa, però: a Roma le strade più grandi sono sotto il controllo del Campidoglio, ed è il dipartimento competente a provvedere alla manutenzione. Ai municipi, invece, spetta la supervisione delle vie più piccole. Così, può accadere — e accade in questi giorni — che passando sul lungotevere con Castel Sant’Angelo che ammicca sulla destra, le strisce siamo di un bianco accecante, ma sulla sinistra ecco via Paola, dove di strisce c’è solo un vago ricordo.

 

Ma a breve, via ai pennelli. Lo assicurano dal I Municipio. «Abbiamo già assegnato degli appalti — spiega Jacopo Emiliani, assessore ai Lavori pubblici del centro storico — Abbiamo un milione e 800 mila euro l’anno da poter spendere per tutto, buche, voragini, segnaletica… Il problema è che i tempi per i bandi si allungano sempre di più e in alcuni periodi dell’anno restiamo scoperti. Certo i soldi sono pochi, ne servirebbero sette di più volte di più. Anche per questo, ci muoviamo sulle segnalazioni che arrivano dai vigili. Vuoi dire che la situazione è pericolosa e perciò interveniamo al più presto». Inutile dire che al comando della municipale, il telefono è bollente.

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