Voto anticipato: Mattarella e l’estate lo ostacolano

Retroscena delle elezioni politiche in autunno auspicate da Renzi e dai fautori dell’accordo elettorale. (Di Beppe Leone)

Ormai sembra assodato che gli italiani saranno chiamati alle urne il prossimo autunno. I maggiori partiti, infatti, ovvero Pd, M5S, Fi e Lega Nord, con l’aggiunta di Fli-An, hanno impresso una forte accelerazione sulla legge elettorale che, se sarà rispettata la “road map” da loro programmata, dovrebbe essere approvata entro luglio.

Il “germanellum”, così si può chiamare il provvedimento, rivisto e corretto all’italiana, armonizza i sistemi di elezione per Camera e Senato come chiesto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e accontenta un po’ tutti i “grandi” mentre i “piccoli”, quelli che rischiano di non superare la soglia di sbarramento del 5 per cento, fanno fuoco e fiamme e minacciano sfracelli al Senato e rischi di incostituzionalità.

Tutto fatto, quindi, per il voto a fine settembre, in concomitanza con le elezioni tedesche che dovrebbero confermare Angela Merkel cancelliere? Sembra di sì, ma non pochi seminano dubbi su questa scadenza.

In primo luogo c’è da rilevare che la Germania va sì alle urne il 24 settembre, ma il mese di agosto teutonico non ha nulla a che spartire con quello italico. Là tutte le attività riprendono alla grande, dalla scuola alle fabbriche, da noi, invece, è tutto fermo perché l’intero Paese va in vacanza. Calcolando che la durata della campagna elettorale è fissata per legge, e che quindi non può essere inferiore a 45 giorni, per votare a settembre i comizi elettorali dovrebbero essere convocati intorno a ferragosto. “Vi sembra possibile?” ci chiede retoricamente un alto esponente di Ap (il partito di Angelino Alfano, alleato di governo del Pd ma in questi giorni ai ferri corti con Matteo Renzi per via dello sbarramento al 5%). “Il generale estate – come il generale inverno per Napoleone – si frappone tra il desiderio dell’ex premier di andare alle urne insieme con i tedeschi e la realtà ferragostana. Tutt’al più Renzi – ci dice il parlamentare di Ap – può sperare nel voto a fine ottobre. Ma qui confidiamo nel senso di responsabilità del Capo dello Stato e nel precedente di Giorgio Napolitano, che disse no allo scioglimento delle Camere, se prima non si approvava la legge di stabilità. Il che vuol dire andare al voto a febbraio. Renzi può spingere al voto quanto vuole, ma la realtà è questa”.

“C’è poi un piccolo particolare – aggiunge l’esponente di Ap -. Per andare alle urne anticipatamente il governo si deve dimettere oppure soccombere in un voto parlamentare sul quale ha posto la fiducia. Renzi farà di tutto perché la crisi venga aperta da noi o dai fuoriusciti dal Pd. Sa bene, infatti, che chi fa cadere un governo per andare al voto poi non raccoglie i consensi sperati nelle urne. Quindi ci aspettiamo provocazioni a catena perché la crisi sia aperta da noi o da Bersani. Servono allora nervi saldi. E noi ce li abbiamo”.

Questa chiacchierata ci fa capire che i prossimi giorni saranno caldi, molto caldi, e non solo per il solleone, ma per la temperatura politica che sta salendo.

(Beppe Leone)

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