Auto: stop Ue a benzina e diesel dal 2035. Esperti: “Rischio blocco mercato auto”

Se la spinta di Bruxelles per l'auto elettrica, secondo alcuni osservatori, può essere un'occasione per costruire una nuova filiera, non sono pochi gli interrogativi posti da un approccio che molti esperti giudicano decisamente "drastico"

Il divieto di vendita di veicoli a benzina o diesel a partire dal 2035, confermato in queste ore dal Consiglio Ambiente dell’Ue, rischia di bloccare il mercato il mercato dell’auto. Se la spinta di Bruxelles per l’auto elettrica, secondo alcuni osservatori, può essere un’occasione per costruire una nuova filiera, non sono pochi gli interrogativi posti da un approccio che molti esperti giudicano decisamente “drastico”. Il provvedimento, infatti, rischia di pesare moltissimo sulla filiera italiana ed europea dell’automotive, con un impatto molto negativo in termini di posti di lavoro.

Secondo quanto spiegato all’ agenzia Nova da Sergio Savaresi, professore di Automazione nei veicoli, Politecnico di Milano, c’è addirittura “il serio rischio che si blocchi completamente il mercato dell’auto, perché invece di cambiare auto e andare verso l’elettrico le persone” di fronte a questo provvedimento potrebbero scegliere di “allungare la vita del loro veicolo termico”.

“Dal punto di vista industriale – spiega Savaresi – mitigherei l’apprensione, nel senso che si tende a identificare l’auto come se coincidesse solo con il suo motore”, il quale invece “è una componente importante, ma non è l’unica” del veicolo. A soffrire per il provvedimento sarà soprattutto “la filiera attorno alla componentistica del motore termico”, ma ci sono anche delle “opportunità perché potrebbe nascere una filiera del motore elettrico e delle componenti attorno al motore elettrico”.

Al tempo stesso, spiega ancora Savaresi, quella presa in ambito europeo è “una decisione drastica” dal momento che “impone una soluzione quando invece andava imposto l’obiettivo”. Secondo il professore del Politecnico di Milano, “il concetto fondamentale è che l’auto elettrica si presta malissimo a un modello di mobilità di proprietà privata”. Ecco perché, “per andare massicciamente verso l’elettrico bisogna prima trasformare il modello di mobilità in un modello di mobilità dove le auto vengono utilizzate in modo condiviso e flessibile. Ma affinché si possa giungere a un car sharing di massa” di questo tipo, evidenzia Savaresi, è necessario “che arrivi l’auto autonoma”. Detto in altri termini, “l’auto autonoma abilita il car sharing di massa” e quest’ultimo “abilita la mobilità quasi totalmente elettrica. Se fosse stata rispettata questa sequenza avrei trovato il provvedimento adeguato, ma è assolutamente improbabile che al 2035 ci saremo mossi verso una mobilità di massa con la tecnologia dell’auto autonoma”. Per questa ragione, conclude Savaresi, è possibile che “il privato risponderà allungando tantissimo la vita delle auto termiche” con il “serio rischio che si blocchi completamente il mercato dell’auto”.

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