Clima: allarme Onu senza precedenti, codice rosso per l’umanità

La temperatura della Terra continuerà a salire, l'aumento del livello del mare sarà irreversibile per millenni

E’ un vero e proprio ‘allerta rosso’ per l’umanita’ quello lanciato dal rapporto sul clima dell’Onu: il riscaldamento globale sta accelerando e anche limitandolo a +1,5 gradi, ci sara’ un aumento senza precedenti degli eventi meteorologici estremi e con danni irreversibili. Gli sconvolgimenti e le catastrofi, del resto, sono gia’ piu’ numerose ed evidenti, dalle alluvioni estive in Europa e Cina, agli incendi che divorano i terrenti dalla California alla Grecia, alle temperature record del Canada. Di qui la necessita’ di agire subito per evitare l’apocalisse, non solo climatica.

Gli esseri umani con le loro attivita’ sono del resto ‘indiscutibilmente’ la causa del riscaldamento climatico, che e’ di 1,1 gradi rispetto al 19esimo secolo, sottolinea lo studio dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) – il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici – approvato da 195 Paesi, dopo due settimane di riunioni virtuali e a porte chiuse degli esperti. Il rapporto prevede il raggiungimento della soglia di +1,5 gradi della temperatura media del pianeta nel 2030, 10 anni prima di quanto stimato nel 2018. Qualunque sia la velocita’ delle future emissioni nocive, il livello degli oceani continuera’ ad aumentare ‘per secoli, se non per millenni’ per lo scioglimento della calotta glaciale.

Gli eventi meteo estremi saranno senza precedenti in termini di ‘ampiezza e frequenza’, dalle siccita’, alle temperature record e alle inondazioni, con ‘con impatti importanti e senza precedenti’.

Il tutto anche perche’ alcuni degli ‘alleati del clima’, come le foreste, il suolo e gli oceani, che dal 1960 hanno assorbito il 56% dell’anidride carbonica emessa nell’atmosfera dalle attivita’ umane, si stanno indebolendo. Secondo lo studio, mostrano segnali di saturazione, cioe’ la loro capacita’ di assorbire l’anidride dovrebbe diminuire nel corso del secolo. Il livello degli oceani e’ gia’ aumentato di circa 20 centimetri dal 1900 e il ritmo dell’aumento e’ triplicato negli ultimi dieci anni, a causa dell’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci artici. Anche se il riscaldamento venisse limitati a +2 gradi, gli oceani potrebbero guadagnare circa 50 centimetri nel XXI secolo e l’aumento potrebbe arrivare a quasi 2 metro entro il 2300, il doppio rispetto alle stime dell’Ipcc del 2019, ma nello scenario peggiore, gli esperti non escludono che l’aumento avvenga entro il 2100.

Il riscaldamento, inoltre, e’ piu’ rapido in alcune regioni rispetto ad altre. Nell’Artico, ad esempio, la temperatura media dei giorni piu’ freddi dovrebbe aumentare con una velocita’ triplice rispetto alla media mondiale. E anche se il livello dei mari sale ovunque, molte zone litoranee potrebbero vedere il termometro alzarsi il 20% in piu’ rispetto alla media. Tra gli altri sviluppi allarmanti, c’e’ quello che riguarda l’Amoc (atlantic meridional overturning circulation), il complesso sistema di circolazione delle correnti oceaniche che permettono di regolare il calore tra i tropici e l’emisfero nord ed quindi un importante fattore che regola il sistema climatico di una vasta fetta del nostro pianeta. Il rallentamento e’ gia’ in atto e ‘probabilmente’ continuera’ per tutto il secolo. Se poi dovesse fermarsi del tutto, l’Europa avrebbe inverni piu’ rigidi e perturbazioni monsoniche colpirebbero Africa e Asia.

Il rapporto si sofferma anche sul peso del metano, il secondo gas ad effetto serra dopo l’anidride carbonica. Le concentrazioni di CH4, a cui contribuiscono le fughe dalla produzione di gas, le miniere, il trattamento dei rifiuti e l’allevamento del bestiame, nell’atmosfera sono ai massimi da 800mila anni. Il metano ha un potere di riscaldamento ancora superiore del C02 e se le sue emissioni non verranno ridotte fara’ deragliare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Per sperare di limitare il riscaldamento a +1,5 gradi, sarebbe necessario ridurre ogni anno le emissioni complessive del 7,6% in media tra il 2020 e il 2030. Il 2020, a causa della pandemia, ha registrato una flessione, ma gia’ quest’anno e’ attesa una nuova, sconfortante crescita.

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