Intesa Sanpaolo: al via Up2Stars, il programma per valorizzare le start up della bioeconomia

Il progetto è rivolto alle imprese emergenti che applicano il sistema che utilizza risorse biologiche ai settori di AgriTech e FoodTech. Tutte le informazioni su come presentare la candidatura

Al via oggi Up2Stars, il programma per valorizzare le startup innovative, ideato da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Intesa Sanpaolo Innovation Center.

Il progetto è dedicato alle startup attive nel settore della bioeconomia applicata ad AgriTech e FoodTech, e punta a sviluppare progetti innovativi – spiega il gruppo Intesa in una nota – provenienti da un segmento particolarmente ricco di opportunità per molte economie specializzate “e, soprattutto, fertile di progettualità circolare e sostenibile applicata all’eccellenza del made in Italy e delle produzioni tipiche Dop e Docg.

“La pandemia da Covid-19 – si legge nella nota – ha reso ancora più evidente la necessità di ripensare il modello di sviluppo economico in una logica di maggiore attenzione alla sostenibilità e al rispetto ambientale. In questo contesto assume rilevanza la bioeconomia, ovvero il sistema che utilizza le risorse biologiche, inclusi gli scarti, per la produzione di beni ed energia“. L’attenzione all’economia circolare, sottolineano inoltre da Intesa, è anche uno dei pilastri del Green New Deal lanciato dall’Unione Europea e guida molti progetti che fanno parte del Pnnr italiano.

Sviluppato nell’arco dell’intero anno in quatto call bimestrali, Up2Stars prevede un processo di autocandidatura, selezione, accelerazione e networking totalmente gratuito e rivolto a startup attive nei settori identificati come strategici per l’economia del nostro Paese. Alla prima call si sono candidate oltre 230 startup, che operano in settori innovativi e strategici come l’Intelligenza Artificiale, la Realtà Aumentata, la Manifattura Digitale, la Cybersecurity. Per candidarsi bisogna registrarsi alla pagina web dedicata sul sito di Intesa Sanpaolo (clicca qui).

Secondo le stime del rapporto “La bioeconomia in Europa” – scrive Intesa – questo settore nel 2020 ha generato in Italia un output pari a circa 317 miliardi di euro, occupando poco meno di due milioni di persone. Dopo aver chiuso il 2019 con un incremento dell’1,4%, nel 2020 la bioeconomia ha perso nel complesso il 6,5% del valore della produzione, un calo inferiore rispetto a quanto segnato dall’intera economia (-8,8%): il peso della bioeconomia in termini di produzione è pertanto salito al 10,2% rispetto al 10% del 2019 e al 9,9% del 2018.

Le performance settoriali sono molto diversificate: la filiera agro-alimentare – che in Italia rappresenta oltre il 60% del valore della bioeconomia – è risultata meno colpita dalla crisi generata dalla pandemia (nonostante la chiusura della ristorazione a valle), così come le utilities (energia, acqua, rifiuti) e la filiera della carta (grazie al sostegno dei prodotti per utilizzi sanitari e del packaging, visto il boom del commercio online). Il sistema moda – che riveste un ruolo particolarmente importante per l’Italia – è invece quello che ha registra la flessione più accentuata, a causa della chiusura della fase distributiva, del blocco negli arrivi di turisti stranieri e delle modifiche nelle preferenze d’acquisto dei consumatori.

 

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