Municipio II: allarme per il ‘’ristoro’’ del giardino di Villa Massimo

Il fondatore e portavoce del Comitato Viva Villa Massimo, Iannuzzi, denuncia la grave situazione di insicurezza, degrado e abbandono.

“A tre anni esatti dalla riapertura del giardino di viale di Villa Massimo, avvenuta il 15 maggio 2019 dopo oltre sei anni di ingiusta chiusura, ci troviamo ancora a dover denunciare l’intollerabile situazione di insicurezza, abbandono e degrado in cui versa l’immobile dell’ex punto ristoro. fatiscente e pericoloso, preda di vandali e sbandati, a pochi metri da un’area giochi destinata all’infanzia costituisce una vera e propria bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Lo dichiara Emanuele Iannuzzi, fondatore e portavoce del Comitato Viva Villa Massimo.

‘’Era stato promesso – ricorda – ai cittadini, dalle istituzioni municipali e comunali anche in occasione delle ultime elezioni amministrative conclusesi ben oltre sei mesi fa, che questo spazio sarebbe stato presto recuperato nella sua funzione di servizio e restituito all’uso delle famiglie del quartiere’’.

Iannuzzi denuncia che ad oggi nulla ancora si muove, mentre il degrado continua ad avanzare indisturbato e questo bene di proprietà pubblica viene lasciato sempre più andare in malora, facendo anche lievitare ulteriormente i costi eventuali per la sua rimessa a norma.

‘’Nel frattempo – rileva – il giardino non ha più da anni un punto ristoro, non è dotato di servizi igienici, non ha garantito un adeguato servizio di sicurezza, pulizia e vigilanza. Tutte cose che potrebbe avere a costo zero se gli uffici capitolini facessero il proprio lavoro, ottemperando alle sentenze della giustizia amministrativa che dal 2014 hanno imposto loro di procedere, provvedendo al recupero dell’immobile in proprio o affidandolo in gestione tramite una nuova concessione’’.

Il portavoce del Comitato Viva Villa Massimo conclude sottolineando che è una vergogna che dura ormai da troppo tempo, nell’indifferenza generale sia di chi dovrebbe occuparsene, sia di chi dovrebbe vigilare su di loro e sollecitarne l’operato.

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