Un ostacolo insormontabile rischia di vanificare a monte l’ambizioso progetto del sindaco Roberto Gualtieri per rendere nuovamente balneabile il tratto urbano del Tevere nei prossimi cinque anni: si tratta dell’Aniene. Come scrive La Repubblica Roma, si tratta di un “affluente killer”, dove gli ultimi monitoraggi svolti dai volontari hanno rilevato livelli di contaminazione fecale sino a 400 volte superiori ai limiti per la balneabilità e 80 volte oltre la soglia consigliata per gli scarichi in uscita dai depuratori. Nei fatti una fogna a cielo aperto, che scaturisce da una depurazione cronicamente insufficiente, dai troppi scarichi abusivi e dai pesanti sversamenti provenienti dagli scolmatori di piena delle reti miste. Botta finale per l’Aniene, gli usi impropri della “terra di nessuno” delle sue sponde, tra discariche di rifiuti pericolosi e accampamenti fuori controllo. Lo scorso gennaio il Campidoglio ha insediato i quattro gruppi tecnici di studio per il progetto di «riqualificazione ambientale ed ecosistemica del Tevere».
E l’ingegnera Agostina Chiavola, coordinatrice scientifica, ha segnalato subito che l’abbraccio mortale dell’affluente è il nemico numero uno. Basta scorrere gli allarmanti risultati dei campionamenti svolti dai volontari di “Aniene WaterLab”, una campagna di monitoraggio partecipato dal basso promossa da una rete di associazioni (Insieme per l’Aniene, A Sud, Fondazione Charlemagne, Retake, Ada e Roma Rafting) con periodiche discese in gommone sul fiume. Quella di fine febbraio, nonostante le ondate di piena, ha confermato un inquinamento fecale «massiccio e persistente». Il colpo di grazia arriva nell’ultimo miglio prima della confluenza nel Tevere, con i reflui dell’impianto di sollevamento del Fosso Valmelaina che entrano nell’Aniene ai Prati Fiscali. Qui le Escherichia coli hanno toccato le 400.000 Ufc (Unità formanti colonie) per 100 millilitri di acqua, contro un limite di 1.000 previsto dai requisiti di qualità per la balneabilità nei fiumi e di 5.000 consigliato per autorizzare lo scarico di acque reflue trattate.
Non va meglio poco più a monte, con l’impianto di sollevamento di Città Giardino – che scarica nel fiume tra i ponti Tazio e Nomentano – dove le Escherichia coli sono a 336.000 Ufc o, ancora, al Fosso di Casal de’ Pazzi dove sono a quota 300.000. L’abnorme carico antropico, con reflui sia civili che industriali non adeguatamente depurati, è evidenziato anche dagli elevati valori di conducibilità elettrica e da quelli risicati dell’ossigeno disciolto, che in alcuni punti sfiora le condizioni di ipossia. Preoccupanti i livelli di nitrati e ammonio, oltre a quelli dei fosfati. A bordo del gommone di “Aniene WaterLab” sono saliti anche i ricercatori Ispra, per valutare l’avvio di uno studio sulle plastiche.