Siccità: Acea, a Roma nessuna ipotesi di riduzione della pressione nelle reti idriche

Intanto Stefano Tiozzo, presidente provinciale di Cia Roma e vicepresidente Cia Lazio, lancia l'allarme sul livello dei bacini idrici nel Lazio "già come se fossimo a fine estate"

L’ipotesi di provvedimenti di abbassamento sistematico della pressione nelle reti idriche, ovvero turnazione nell’erogazione dell’acqua sul territorio di Roma, è smentita da Acea Ato 2 che in una nota precisa che “nessuna di queste misure è stata adottata, né si prevede che sarà necessario adottare per quest’estate 2022, malgrado la congiuntura meteo-climatica molto sfavorevole. Gli importanti interventi che la società ha messo in atto dall’estate del 2017 con investimenti per il servizio idrico integrato che hanno superato i 100 euro annui per abitante – continua la nota -, più del doppio della media nazionale, per un totale di oltre 500 milioni di euro investiti negli ultimi tre anni sulle reti e gli impianti idrici, hanno permesso di ridurre le perdite di 100 milioni di metri cubi all’anno”.

“A ciò si aggiungono – si legge ancora nella nota di Acea – l’importante piano di distrettualizzazione, che ha consentito di ridurre i volumi di acqua immessa nella rete della Capitale passando da 17 a 13,5 metri cubi al secondo conseguendo un notevole risparmio della risorsa idrica, e l’adozione della piattaforma Waidy management system, soluzione cloud native per la tutela della risorsa idrica, che consente la gestione efficiente delle reti tramite l’elaborazione di dati per il controllo dei volumi d’acqua gestiti, il monitoraggio centralizzato della continuità del servizio e il controllo delle attività di manutenzione. Tali azioni poste in essere da Acea Ato 2 permettono di garantire oggi la regolare fornitura del servizio idrico nel territorio romano, anche nell’attuale momento di condizioni fortemente siccitose”.

Nel Lazio livello bacini idrici già come se fossimo a fine estate

Nel Lazio il livello dei bacini è simile a quello che negli anni precedenti si presentava a fine estate, ma abbiamo da poco superato la metà di giugno. Mancano due mesi e non basterà un acquazzone per risolvere il problema. È l’allarme lanciato da Stefano Tiozzo, presidente provinciale di Cia Roma e vicepresidente Cia Lazio, in un’intervista rilasciata all Agenzia Nova”.

Non è solamente la scarsa quantità dell’acqua a preoccupare, bensì anche la qualità dato che “nella zona costiera, avanza il mare – dice Tiozzo – rendendo salmastra l’acqua delle falde pure a chilometri di distanza dalla costa”. Il fenomeno si acutizza nei periodi di siccità “perché viene meno la pressione dell’acqua dolce permettendo a quella salata di avanzare”. Si tratta di uno scenario “evidente già nelle zone di Maccarese: dopo aver irrigato resta al suolo la patina bianca, è il sale che riduce enormemente la produzione delle culture e, in alcuni casi come gli ortaggi, annienta ogni piantina”, sottolinea Tiozzo. A causa della calura “l’acqua evapora più velocemente e, di conseguenza, bisogna aumentare le ore di irrigazione. Ma a quale prezzo? Il costo del carburante per azionare le pompe è tale che con poche ore di irrigazione si azzera completamente il guadagno che ci sarà nella vendita del prodotto, già intaccato dai rincari di fertilizzanti, concimi e tutto ciò che serve per la produzione”.

Il gioco, quindi, non vale più la candela. “Come in qualsiasi settore, quando i costi di produzione superano i ricavi si ferma la produzione e, alla stessa maniera, il rischio è che gli agricoltori smettano di coltivare”. Su che cosa fare sembra ci siano pochi dubbi: investire ma in maniera concreta. “Gli investimenti pubblici annunciati contemplano la manutenzione di bacini idrici per gli approvvigionamenti ma di fatto non ci sono azioni concreti. Non serve più fronteggiare le emergenze, servono interventi strutturali anche perché il processo di desertificazione dei territori è evidente ormai da anni”.

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