Siccità: da Nord a Sud, la mappa dell’emergenza idrica

La grande sete assedia città e campagne, con autobotti e razionamenti in case, orti e giardini, il Po in secca come mai negli ultimi 70 anni, i laghi svuotati e i campi arsi dove la siccità ha già provocato danni per due miliardi di euro: è il drammatico bilancio stilato dalla Coldiretti

La grande sete assedia città e campagne, con autobotti e razionamenti in case, orti e giardini, il Po in secca come mai negli ultimi 70 anni, i laghi svuotati e i campi arsi dove la siccità ha già provocato danni per due miliardi di euro. È il drammatico bilancio stilato dalla Coldiretti che ha disegnato la prima mappa della sete da nord a sud dell’Italia con il taglio dei raccolti in un momento in cui il Paese avrebbe bisogno di tutto il suo potenziale alimentare per fare fronte agli effetti sui prezzi della guerra in Ucraina.

Uno scenario rovente che peggiora con l’ondata di calore che porta le temperature sui 40 gradi con le falde sempre più basse mentre orti e giardini restano senz’acqua e in certi comuni viene razionata quella dei rubinetti.

Dalla Lombardia alla Sicilia, dal Piemonte al Molise, dal Veneto al Lazio, dalla Toscana alla Puglia la siccità stringe in una morsa i campi e i raccolti del 2022 in Italia. In questo scenario di profonda crisi idrica  è necessario agire nel breve periodo per definire le priorità di uso delle risorse idriche ad oggi disponibili, dando precedenza al settore agricolo per garantire la disponibilità di cibo, prevedere uno stanziamento di risorse finanziarie adeguate per indennizzare le imprese agricole per i danni subiti a causa della siccità e favorire interventi infrastrutturali di medio-lungo periodo volti ad aumentare la capacità di accumulo dell’acqua e della successiva ottimizzazione nella gestione”  afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini che ha incontrato il Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli e quello della Transizione Ecologica Roberto Cingolani.

Ecco la situazione regione per regione:

PIEMONTE – È la regione più colpita: in oltre 200 comuni l’acqua è razionata. Gli invasi sono al minimo storico con una riduzione media dal 40 al 50%. Il Lago Maggiore in tre giorni ha perso un metro: il livello è passato dal 193,89 metri a 192,83. Le acque del Po non sono mai state così basse da 70 anni.

VALLE D’AOSTA – Nevai già sciolti come ad agosto e portata della Dora Baltea quasi dimezzata rispetto a un anno fa: solo 135 metri cubi al secondo a fronte dei 243 di allora. L’acqua conservata nel manto nevoso rispetto alla media storica è in calo del 40-50% (il dato peggiore dal 2002).

VENETO – E’ nella provincia di Verona che si fa sentire maggiormente l’emergenza: 40 Comuni hanno adottato il razionamento idrico. Anche in Veneto il Po mostra segni di sofferenza e l’Adige e il Piave sono ai livelli negativi di guardia. Precipitazioni inferiori del 40% rispetto al 2021.

LOMBARDIA – I problemi principali riguardano l’agricoltura con stime di danni per 2 miliardi di euro. La Regione invita i cittadini a consumare l’acqua con moderazione . “Per ora la situazione della Lombardia è sotto controllo – assicura il governatore Attilio Fontana”.

LIGURIA – Critica ma senza di allarme la situazione. La Regione infatti fornisce acqua all’Emilia per l’agricoltura. Se nel 2021 la portata degli invasi in questo periodo era di circa 36 milioni di metri cubi oggi è di 28,5. La situazione più difficile è nell’Imperiese con 13 comuni che hanno ordinanze restrittive.

FRIULI VENEZIA GIULIA – Primi razionamenti di acqua lungo il fiume Meduna. La situazione resta di emergenza con le riserve che si stanno prosciugando.

TRENTINO ALTO ADIGE – La portata dell’Adige è più bassa del 24% rispetto alla media. Nel comune di Ronzo-Chienis, sospesa la fornitura di acqua alla popolazione tra le ore 23 e le 6.

EMILIA-ROMAGNA – Caldo record con temperature più alte di 3 gradi e precipitazioni inferiori del 62% alla media. Acqua quasi del tutto assente nei terreni e agricoltura particolarmente in sofferenza. Primi stop per la produzione idroelettrica. Desta preoccupazione la risalita del cuneo salino, ora a 21 chilometri. Misure emergenziali per l’acquedotto di Ferrara.

TOSCANA – Le piogge scarse sono insufficienti a ricaricare le falde sotterranee che alimentano i pozzi, specie sulla costa. Ma non si registrano situazioni di grave crisi idrica.

MARCHE – Portata dei fiumi ai minimi storici per la carenza di precipitazioni -53% rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Osservati speciali i fiumi Esino e Misa, Metauro e Chienti.

ABRUZZO – Primi problemi per l’agricoltura, con una riduzione di produzione delle coltivazioni in campo come il grano, di almeno il 15%, secondo Coldiretti.

MOLISE – In Molise la situazione è tranquilla. Il livello dell’acqua all’invaso della diga del Liscione (116 metri) è di un metro superiore a quello dello scorso anno. Qualche sofferenza si registra alle colture cerealicole sulla fascia costiera.

LAZIO – Zingaretti ha annunciato lo stato di calamità naturale. Servirà ad adottare misure di risparmio idrico anche a Roma. La situazione più grave è nel Viterbese. Soffrono Tevere e Lago di Bracciano: il fiume ha un calo di portata preoccupante, il lago è a -107 cm, considerato un livello critico.

UMBRIA – Calo di tre centimetri per il lago Trasimeno e di sei per il fiume Tevere in soli 4 giorni. Il Trasimeno ha perso un metro e 23 centimetri all’isola Polvese, mentre il livello del Tevere è di un metro e 12 centimetri (anzichè tra i 4,50 e i 5,70 metri)

CAMPANIA – I livelli dei fiumi calano ma gli invasi per ora non scendono sotto il livello di guardia: quello della diga di Piano della Rocca sul fiume Alento contiene il 64% della sua capacità.

BASILICATA – Per ora nessuna emergenza. Negli invasi lucani ci sono circa 408 milioni e 300 mila metri cubi di acqua.

PUGLIA – Scattata la fase di preallarme. Grazie alle piogge invernali negli invasi la situazione è simile o in alcuni casi migliore dell’estate scorsa. I timori riguardano il settore agricolo.

CALABRIA – I timori riguardano soprattutto l’olivicoltura. L’aumento delle temperature mette a repentaglio la produzione di fiori e frutti con una media del danno che si attesta al 10%, oltre il 60% sulla costa jonica.

SICILIA – Nelle 25 dighe su tutto il territorio l’acqua supera i livelli dell’anno scorso con volumi d’acqua pari a 572,85 milioni di metri a fronte dei 477,09 del 2021.Ma l’isola resta la regione italiana con maggior rischio di desertificazione, di valore medio-alto, pari al 70%.

SARDEGNA – Nonostante il calo delle precipitazioni con punte del -30% da metà dicembre a marzo, la siccità non fa paura: grazie ad un maggiore accumulo dovuto alle scorte, nelle dighe è presente l’80% dell’acqua invasabile.

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