Siccità: nel Lazio a rischio irrigazione campi

Anbi "servono invasi per trattenere pioggia"

Il fiume Tevere nel tratto di Civita Castellana

Nel Lazio è a rischio l’irrigazione dei campi. La calura estiva asciuga fiumi e sorgenti e “per far fronte alla siccità, che ormai non è più una emergenza ma una costante, servono invasi e laghetti artificiali per raccogliere l’acqua piovana”. Lo dice Andrea Renna, direttore dell’Associazione nazionale dei consorzi di bonifica (Anbi) del Lazio. L’Anbi ha, tra le principali funzioni, quella di garantire agli agricoltori l’acqua sufficiente per irrigare i campi; un compito reso sempre più difficile dalla pioggia che ormai latita anche nel Lazio da almeno tre mesi. Nonostante questo, però “abbiamo garantito acqua ad ogni agricoltore anche se ci sono problemi a macchia di leopardo in diverse aree del territorio laziale – spiega Renna- ma che sono stati affrontati e risolti con la ‘turnazione’”.

Le difficoltà maggiori sono a Latina per via della maggiore propensione alla agricoltura “ma la turnazione – aggiunge il direttore di Anbi Lazio Andrea Renna – è stata anche adottata a Tarquinia e Canino nel viterbese, nel reatino ed anche nel cassinate. In provincia di Roma, seppure il livello del Tevere scende di un paio di centimetri al giorno, ancora si riesce garantire la possibilità di irrigare”. Difficile dire quanto il sistema possa reggere senza il supporto delle piogge. “Paradossalmente, quest’anno in cui ha piovuto di meno, quindi meno acqua del solito da gestire negli impianti, la stagione delle irrigazioni è cominciata a metà febbraio e non a aprile maggio come al solito. Adesso, nel mese di agosto, ci sono molte colture hanno bisogno di acqua. Non si irrigano più i campi di mais, ma l’acqua serve per gli ortaggi. Nella zona romana l’acqua serve per il secondo ciclo di semina delle carote; ci sono poi le coltivazioni di meloni, cocomeri o, nella parte di Tarquinia, per i campi di broccoli”.

“Siamo preoccupati – sottolinea Renna- per la mancanza di pioggia. Il sistema può reggere ma non sappiamo precisamente fino a quando”. Proprio la pioggia sembra essere quel bene che in Italia non viene sfruttata al meglio. E’ stato calcolato che “solamente l’11 per cento dell’acqua che cade dal cielo viene trattenuta da invasi” continua il direttore di Anbi Lazio. Significa che quasi il 90 per cento dell’acqua piovana va perduta. “Se riuscissimo a mantenere anche solamente la metà di quell’acqua avremmo fatto un enorme passo avanti contro la siccità”. “Ecco perché – sostiene il direttore di Anbi Lazio – sono tre anni che, come associazione e insieme a Coldiretti, insistiamo per la realizzazione del progetto ‘Invasi e laghetti’, che prevede la realizzazione di piccoli invasi, poco impattati dal punto di vista ambientale, che servano a raccogliere l’acqua piovana da utilizzare nei periodi di siccità. Creare Invasi a ridosso dei nostri impianti, con tubazioni che poi vanno a rifornire i canali e, di conseguenza, gli agricoltori è la nostra risposta al clima che purtroppo è cambiato. Ormai la siccità estiva non può essere più considerata una emergenza ma una normalità. Ci dobbiamo abituare a questo tipo di clima e dobbiamo, quindi, imparare a programmare soluzioni”.

Gli invasi, inoltre hanno anche la funzione di supportare le operazioni di spegnimento degli incendi boschivi permettendo punti di approvvigionamento acque ai mezzi terrestri ed aerei dei pompieri o della protezione civile. “Nel Lazio puntiamo a farne diverse decine ma vanno considerate anche le caratteristiche del territorio. In pianura non possono essere realizzati. Il terreno deve avere una certa altitudine e pendenza per permettere all’acqua di scorrere a valle”. Ma la realizzazione ha i suoi tempi. “E’ un progetto – precisa ancora Renna- che non si realizzare in un solo anno ma che va pianificato. Serve quindi una accelerata alle procedure”. Ovviamente nessuna ipotesi è preclusa. In alcune zone del nord Italia si sperimenta il desalinatore, l’impianto che rende potabile l’acqua del mare. “E’ un percorso da valutare ma è più lungo e anche economicamente impegnativo. Riteniamo che tanti piccoli invasi siano meno impattanti dal punto di vista ambientale”, anche rispetto al consumo energetico.

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