L’acqua che manca d’estate e quella che allaga le strade d’inverno: a Roma il problema è lo stesso, visto da due angolazioni opposte. Per affrontarlo, la presidente dell’Assemblea capitolina Svetlana Celli porta in Campidoglio Jeremy Rifkin, economista e padre dell’economia circolare, autore di Pianeta Acqua. La cornice – ne scrive oggi il dorso romano de La Repubblica – è il convegno Roma Capitale — Pianeta Acqua, che riunirà domani, 3 marzo, nell’Aula Giulio Cesare i sindaci di alcune delle principali città italiane affacciate sul mare: oltre al padrone di casa Roberto Gualtieri, saranno presenti Luigi Brugnaro di Venezia e Gaetano Manfredi di Napoli, presidente Anci. Contributo video dalla sindaca di Genova Silvia Salis, mentre Stefano Pisani, sindaco di Pollica e coordinatore della Rete italiana Comuni d’Acqua, porterà la voce dei territori più piccoli. A chiudere la giornata, la lectio magistralis di Rifkin sul Blue Deal e su come questo modello possa trasformare economia e società.
Il punto di partenza, scrive Repubblica, è un dato che dice molto sulle abitudini della capitale: Roma consuma ogni anno circa 260 milioni di metri cubi di acqua, e nel 95% dei casi si tratta di acqua potabile, utilizzata anche per usi che non lo richiederebbero. Nello stesso periodo, i depuratori gestiti da Acea Ato 2 trattano oltre 480 milioni di metri cubi. Acqua che, depurata, potrebbe sostituire quella potabile in agricoltura e nell’industria, riducendo gli sprechi in modo significativo.
Su questo fronte il Comune ha già avviato interventi concreti. “Stiamo investendo oltre due miliardi e mezzo”, ha spiegato a Repubblica l’assessora ai Lavori pubblici Ornella Segnalini, “una parte dei quali destinata al riciclo e al riuso dell’acqua”. Tra i progetti in corso, una tubazione che collegherà il depuratore di Ostia ai campi agricoli dei consorzi limitrofi, e il potenziamento del depuratore di Settecamini, lungo la Tiburtina, per rifornire le industrie della zona. Lo stesso asse Tiburtino è quello su cui scorre il fosso di Pratolungo, affluente dell’Aniene esondato a gennaio: per scongiurare nuove alluvioni, Roma e Regione Lazio lavoreranno insieme alla realizzazione di una cassa di espansione che fungerà da diga naturale.
Resta però un nodo normativo da sciogliere. Prima di poter usare su larga scala l’acqua depurata in agricoltura, il governo dovrà dare il via libera definitivo al regolamento che ne stabilisce i parametri qualitativi. “Abbiamo bisogno di sapere quali valori deve avere l’acqua trattata per essere utilizzata nei campi”, ha sottolineato Segnalini.
L’orizzonte finale di tutto questo lavoro, secondo l’assessora, converge con l’ambizione dichiarata del sindaco Gualtieri: rendere il Tevere balneabile. Un obiettivo che passa necessariamente da depuratori più efficienti, fossi che non esondano e un uso più intelligente di ogni goccia d’acqua che attraversa la città.