Covid-19: discoteche sul piede di guerra, “la misura è colma”

I gestori pronti alla protesta. Costa fa sponda, si può riaprire

Aumenta la capienza di teatri, cinema, stadi e palazzetti dello sport che tornano a tirare una boccata d’ossigeno un po’ più profonda dopo i lockdown e i limiti imposti dalla pandemia da Covid-19 mentre alle discoteche è ancora imposto lo stop. I gestori, che da mesi chiedono di poter ripartire, a maggior ragione con l’introduzione del Green pass, sono sul piede di guerra e preannunciano proteste “rumorose”. Gli allentamenti alle misure di contingentamento per luoghi di cultura, svago e sport decise dal Comitato tecnico scientifico non riguardano per ora i locali da ballo e affini, nonostante il ministero dello Sviluppo economico, su input del ministro Giancarlo Giorgetti, abbia espressamente chiesto un parere a riguardo. Il malumore che serpeggia nel settore, mai celato, esplode.

Capofila è il sindacato emiliano-romagnolo dei gestori, con una voce che si alza in particolare dalla Romagna dove si concentra buona parte di questa industria dell’intrattenimento. Non usa mezzi termini Gianni Indino, presidente del Silb-Fibe: “Se le cose andranno nella direzione delle indiscrezioni che trapelano, ritengo che la misura sia davvero colma”. È chiaro, sottolinea, che servono “decisioni forti per ribadire la nostra contrarietà a un comportamento al limite del persecutorio nei confronti dei nostri imprenditori e dei lavoratori che vivono di questa attività. Saranno forme di protesta rumorose, di cui penso si parlerà”. Dal governo, però, arriva una sponda importante: “Io credo che le discoteche si possano riaprire, con Green Pass e limitazioni della capienza, perché danno occupazione e creano fatturato – ha detto il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa – ho un parere preciso che sto portando avanti con coerenza, confrontandomi con le sensibilità diverse all’interno del governo. I benefici delle riaperture delle discoteche si avrebbero anche per la sorta di screening dei ragazzi non vaccinati che entrerebbero con il tampone”.

Le argomentazioni dei gestori sono quelle ormai note da mesi. Con il miglioramento della pandemia, l’andamento delle vaccinazioni, l’introduzione del Green pass, se tutto riapre, dal cinema allo stadio, i gestori si chiedono perché soltanto le discoteche siano ancora del tutto chiuse. Tra l’altro col proliferare di feste illegali e assembramenti senza alcun controllo come quelli che si sono visti quest’estate proprio in riviera. Gli esercenti sono sul piede di guerra alla vigilia del Consiglio dei ministri che dovrà decidere sulle indicazioni arrivate dal Cts su riaperture e capienze per sport e spettacolo. “Domani – spiega Indino – avremo la sentenza e io sono molto preoccupato. Il rischio più che mai tangibile è quello che nemmeno stavolta, dopo ormai due anni di chiusura, le istituzioni risponderanno alle nostre istanze di riapertura. Sono fortemente deluso. Vero è che di ufficiale ancora non c’è niente, ma le indiscrezioni provenienti da Roma fanno capire che ci sarà solamente una serie di imprese, di settori, che potrà tornare a lavorare con capienze aumentate, e di questo ne sono felice. Però nei nostri confronti non c’è mai attenzione e ci sentiamo oltremodo presi in giro”.

“Sul futuro delle nostre imprese rimane un silenzio assordante, nonostante le sollecitazioni del ministro Giancarlo Giorgetti”, affonda Indino. Secondo il numero uno di Silb-Fipe regionale, il destino è già scritto: “Il Cts, a quanto appreso, ha dato parere negativo per la riapertura dei locali da ballo. Cosa farà la politica adesso?”. Proprio dalla politica arrivano segnali di appoggio. Per il presente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, in questa fase “bisognerebbe avere coraggio” di far aprire anche le discoteche, certamente “con Green pass e contingentamento, magari anche superiore rispetto ad altre attività”. Sulla stessa linea il leader della Lega Matteo Salvini.

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