Covid-19: green pass rafforzato, le Regioni spingono

'Premiare chi è vaccinato'. Gelmini, 'consideriamo loro istanze'

Un green pass ‘rafforzato’, solo per i vaccinati e per le attività ricreative nelle regioni che cambieranno colore. In modo che le restrizioni previste – ancora tenui in giallo, ma pesanti già in arancione – non gravino su chi ha fatto l’iniezione. Tutto come prima, invece, per il mondo del lavoro, con il certificato verde rilasciato a vaccinati, guariti e chi ha un tampone negativo. E’ la proposta cui cercano di aggregare consenso i governatori che domani si vedranno e porteranno la loro posizione all’attenzione del Governo alla Conferenza Stato-Regioni convocata dal ministro Mariastella Gelmini.

Quest’ultima apre: “se la situazione dovesse peggiorare nelle prossime settimane, nei prossimi mesi – dice interpellata dall’ANSA – credo che dovremmo tenere in seria considerazione le istanze delle Regioni”. E un appoggio alla posizione dei presidenti è arrivato oggi al segretario del Pd Enrico Letta. Palazzo Chigi continua a frenare sull’ipotesi di stretta, forte di dati ancora rassicuranti su terapie intensive e ricoveri ordinari, anche se i contagi hanno superato oggi quota diecimila, portandosi ai livelli di maggio. Domani si riunirà il Consiglio dei ministri, ma per ora non sarebbe in programma l’ok al provvedimento – scritto dal ministero della Salute – sull’obbligo di terza dose per sanitari e personale delle Rsa. E oggi i medici e infermieri di pronto soccorso sono scesi in piazza a Roma chiedendo soluzioni a “carenze strutturali” nelle quali si trovano mentre combattono ancora la pandemia. Per frenare l’ondata si confida nella campagna vaccinale. Ieri si è registrato il record delle terze dosi, 150mila.

“Ogni persona in più che si vaccina è uno scudo più forte che abbiamo”, ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza. Mentre la Cei attacca i no vax, protagonisti di “proteste irresponsabili e contro il Vangelo per una malintesa affermazione della libertà e dei diritti”. Il fronte dei governatori che vuole evitare strette a chi è immunizzato si allarga: il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Giovanni Toti (Liguria), Luca Zaia (Veneto), Attilio Fontana (Lombardia), Roberto Occhiuto (Calabria), Vincenzo de Luca (Campania), Donato Toma (Molise), Nicola Zingaretti (Lazio). La soluzione più drastica per penalizzare i non vaccinati l’avanza De Luca: “ci rimane solo il napalm o il lanciafiamme”. Ma, battute a parte, si cerca un punto di caduta che possa mettere d’accordo tutti, in modo da arrivare domani pomeriggio al confronto col Governo con una posizione condivisa. Si lavora nella direzione di premiare chi è vaccinato, evitando di porre l’accento su penalizzazioni ai non immunizzati.

Un’ipotesi – tutta da verificare nella sua fattibilità – potrebbe essere quella di consentire attività ricreative a chi è vaccinato se si verifica un cambio di colore della regione. Ad esempio se scatta il giallo c’è il limite di quattro persone a tavola. Misura che creerebbe problemi ai ristoratori con le feste vicine. Ecco quindi che un documento potrebbe consentire a chi è vaccinato di sforare il limite. Analogo discorso varrebbe per la zona arancione dove le restrizioni sono severe, con coprifuoco, ristoranti aperti solo per l’asporto e chiusura degli impianti sciistici. Si vedrà domani il documento delle Regioni. Palazzo Chigi stoppa gli allarmismi. I dati, nonostante la curva in salita dei contagi, appaiono sotto controllo. All’inizio di dicembre si farà il punto coinvolgendo il Cts. Peraltro, il dibattito sulle prescrizioni aumenta anche le fibrillazioni all’interno della maggioranza, cosa di cui il premier Mario Draghi farebbe volentieri a meno.

Oggi Il segretario del Pd ha appoggiato la linea del rigore: “se non si fa così fra qualche settimana torniamo in lockdown e poi sarà troppo tardi”. Mentre per il Movimento 5 stelle “il tema del lockdown per i non vaccinati non è all’ordine del giorno”, anche se “comprendiamo le ragioni dei governatori”. E di chiusure non vuol sentire parlare neanche il leader della Lega Matteo Salvini. Il Governo, prima di pensare a strette, vuole verificare i numeri. La speranza è che le terze dosi – giunte a quota 3,3 milioni – possano arrestare la risalita della diffusione del virus. Dall’1 dicembre ci sarà un’accelerazione con l’apertura agli over 40 e la Lombardia pensa di organizzare centri vaccinali nella grande distribuzione organizzata in due stazioni della metro a Milano. Il ministro Gelmini sottolinea come “la situazione in Italia, grazie all’andamento della campagna vaccinale, non è neanche lontanamente paragonabile a quella di altri Paesi – come l’Austria – che hanno introdotto misure rigide per i non vaccinati. Il governo sta monitorando in modo rigoroso i numeri e al momento non ci sono nuove restrizioni in vista”. In caso di peggioramento saranno considerate le istanze dei governatori.

“Il fatto che quasi l’85% della popolazione abbia scelto responsabilmente il vaccino – osserva – non potrà non incidere sulle eventuali decisioni da prendere”. Sul dibattito restrizioni per no vax intervengono anche gli studiosi. Per Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza, “non abbiamo bisogno di un lockdown per loro come ha fatto l’Austria”, ma “ci sono troppe persone non vaccinate, si parla di sette milioni di italiani: bisognerebbe irrigidire le misure per il rilascio del green pass”. Secondo l’immunologa Antonella Viola, invece, “una restrizione del green pass per i non vaccinati sarebbe l’ideale in questo momento”.

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