Covid e discoteche: proposte e riflessioni di un noto dj romano

Jonathan Heitch, dj del Qube e di altre discoteche romane, a Radiocolonna dice la sua sulla riapertura delle discoteche. Con una stoccata alla propaganda politica

Perché gli assembramenti calcistici sì e le discoteche con controlli e precauzioni no? Perché oggi si accetta che i pub si travestano da discoteche ma non si tollera che i locali in cui si balla riaprano in sicurezza e senza sotterfugi?

Sono questi alcuni degli interrogativi – polemici – che in questo lungo anno di pandemia si stanno ponendo tanti lavoratori impegnati nel mondo delle discoteche notturne. Tecnici, ballerini, addetti alla sicurezza, barman e disk jockey che da mesi chiedono risposte al governo e denunciano come il proprio settore sia finito nel dimenticatoio. A Radiocolonna ha raccontato il proprio punto di vista sul rapporto tra Covid e discoteche Jonathan Heitch, noto dj e produttore musicale techno-house impegnato in varie serate romane, come Any Given Monday, Muccassassina e Amigdala.

“L’anno scorso, dopo quel disastroso ‘tana libera tutti’ estivo, i locali notturni sono diventati il nemico numero uno, il capro espiatorio per poter dare la colpa a qualcuno per l’aumento dei casi. Alcuni imprenditori avevano proposto di rivedere tutta la dinamica della serata e l’organizzazione in modo che si potesse tornare in discoteca con i minori rischi possibili, anche indossando sempre la mascherina, ma è stato tutto inutile – spiega Jonathan Heitch a Radiocolonna – oggi vediamo tanti locali aperti dalle 21,30 al 2,00, posti che dovrebbero essere dei luoghi tranquilli in cui cenare o bere un cocktail ma che invece non sono altro che discoteche mascherate, senza controlli né rispetto delle regole di distanziamento”.

Sulla gestione della movida e degli assembramenti determinati dagli europei di calcio, poi, il giudizio è ancora più duro.

“Durante gli europei abbiamo visto la fiera dell’ipocrisia: a Piazza del Popolo mega schermi, casse, luci e palco montato per l’occasione, poco importa se chi c’era aveva fatto il tampone o il vaccino – racconta – Si è permesso di organizzare un maxi assembramento in occasione di ogni partita. C’era un dj che metteva musica a fine partita, i trenini, la gente che ballava. Quando il tutto è finito, su internet la gente si meravigliava, tutti indignati a chiedersi «se si permette ciò, perché le discoteche sono ancora chiuse?». Da notare che la stessa organizzazione degli Euro 2020 postava tutto sui social, senza problemi, visto che per stare lì qualcuno deve avergli pur dato il permesso”.

Da segnalare anche la stoccata del disk jockey umbro – ma romano d’adozione – a chi, tra i politici, si è schierato a favore delle discoteche solo per ragioni di propaganda e senza un piano concreto e attuabile di riaperture. Il riferimento è a Matteo Salvini e a Giorgia Meloni, “che pur di accaparrarsi i voti di un settore continuano ad invocare la riapertura delle discoteche senza però arrivare a qualcosa di concreto”.

E sulla ipotesi di un green pass obbligatorio per poter entrare nelle discoteche? Sarebbe un deterrente troppo rilevante – tale da rendere quasi antieconomica la riapertura da parte degli imprenditori, come sostiene qualcuno, visto che potrebbe non far affluire un numero sufficiente di persone – oppure si tratta di un compromesso accettabile, l’unico in grado di far riaprire i locali notturni?

Su questo punto Jonathan Heitch non ha dubbi. “Se serve per riaprire in sicurezza, assolutamente sì. L’importante è che si riapra il prima possibile”.

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