Covid: infermieri, 135mila contagi totali e carenze personale

Stimate da 80mila a oltre 101mila unità in meno

(immagine di repertorio)

Attualmente sono 7.160 gli infermieri positivi al virus SarsCoV2. In tutto, sono 135mila gli infermieri contagiati da inizio pandemia. A ciò si aggiunge la cronica carenza di personale che va dagli 80mila a oltre 101mila unità, e per questo serve che siano aumentati, gradualmente, i posti a bando nelle Università per gli infermieri. Lo afferma la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI). Secondo Fnopi, inoltre, gli infermieri non vaccinati e attualmente sospesi dal servizio sono circa 6mila (lo 0,9%, su un totale di 450mila infermieri) e di questi circa 1000 sono no-vax mentre i restanti non sono vaccinati per motivi di salute o altro. “Certo, l’effetto vaccino, dose booster compresa – afferma la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli – si fa sentire: a giugno 2020, con la prima fase della pandemia calante, ma senza vaccini, il rapporto operatori sanitari contagiati-popolazione contagiata era quasi del 13%; a inizio 2022, anche con i casi in aumento esponenziale, è circa l’1,3%. Questo grazie alla diffusione pressoché totale della dose booster tra gli operatori a contatto con gli assistiti, con casi di gravità minore per loro e stop dei decessi”.

“È chiaro – commenta – che la prima cosa da fare è assicurarsi che tutti siano vaccinati, anche perché l’evidenza mostra che i casi più gravi nelle terapie intensive sono quasi tutti non vaccinati. Ma non basta. Tutti devono capire che vanno mantenute le misure di sicurezza che rallentano la diffusione del virus”. “Tre sono i passi a breve, medio e lungo termine inoltre – spiega la FNOPI – per dare forza all’assistenza: eliminare lacci di una burocrazia barricata dietro il muro dell’incompatibilità che bisognerebbe abbattere per far fronte alla carenza, gravissima, di professionisti, che non consente oggi di mettere a disposizione dell’assistenza almeno 600mila ore a settimana in più di assistenza infermieristica. Il secondo passo riguarda la necessaria formazione di più operatori, soprattutto specializzati prevedendo una formazione con sbocchi anche clinici determinati dalle esigenze delle persone. Terzo passo è prevedere più posti a bando nelle università”

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