Covid: neolaureati nei Pronto Soccorso per liberare posti letto

La soluzione proposta dai medici e accolta dalla Regione serve a creare disponibilità immediata nei reparti Covid. Rischio "giallo" dopo Natale

Sanità a Roma, peggiorano gli inficatori
(Immagine di repertorio)

Più che giallo, il Natale si prospetta nero per gli ospedali. Ogni giorno gli indicatori Covid si gonfiano. Aumenta l’incidenza, sebbene l’Rt sia ancora stabile di poco oltre 1º, ma ad allarmare è l’occupazione ospedaìiera. Il Lazio, secondo i dati Agenas, ha raggiunto il 12% sia nelle terapie intensive (il limite per la zona gialla è al 10%) che nei ricoveri ordinari (la soglia è al 15%). «Prima di Natale la zona gialla è poco probabile, dopo è possibile – dice l’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato -. La situazione va attenzionata, il primo obiettivo è il raffreddamento della curva». Per farlo c’è solo un modo: aumentare i posti Covid a disposizione. Ma i Pronto Soccorso, in cronica carenza di organico e alle prese con un boom di accessi di positivi, anche gravi, non ce la Fanno a gestire i nuovi reparti, che – con l’eccezione dei grandi poli ospedalieri – ricadono sempre nell’ambito del dipartimento d’urgenza.

La coperta è corta. E il concorso bandito a settembre per 153 posti da medico di Pronto Soccorso, che avrebbe rappresentato una boccata d’ossigeno, si è rivelato un flop. Ieri, il giorno delle prove, si sono presentati in 63. Per questo la Simeu – società di medicina d’emergenza-urgenza del Lazio, insieme a Cittadinanzattiva, hanno proposto una soluzione tampone. Andare a «pescare» nuove leve tra i giovani specializzandi del primo anno e farli entrare direttamente nei Pronto Soccorso, dando a loro in carico solo i codici 4 e 5, ovvero quelli di minore entità, e sgravando quindi il personale più esperto da una parte del lavoro. È quanto riferisce ‘’La Repubblica’’.

L’altro aspetto è quello relativo al “boarding’, ovvero i pazienti, già stabilizzati e in attesa di trasferimento, che restano in barella, per 24 o 48 ore, a causa della mancanza di un posto letto nei reparti di destinazione. In questo caso, l’idea è far seguire i pazienti “dal personale del reparto a cui sarebbero destinati ma nei locali del Pronto Soccorso”.

Insomma, un patto di collaborazione all’interno degli ospedali. “In questo modo, all’interno dei Pronto Soccorso, avremmo i numeri per poter allestire in tempi rapidissimi dei reparti Covid, anche di terapia semi-intensiva, che è quella di cui adesso c’è più necessità”, sottolinea a ‘’La Repubblica’’ Giulio Maria Ricciuto, primario del Grassi e presidente della Simeu Lazio.

La proposta è stata subito accolta dalla politica. “Siamo allineati, anche con l’assessorato – dice a ‘La Repubblica’ Rodolfo Lena (Pd), presidente della commissione regionale sanità – stiamo già verificando con il Ministero la possibilità di Far entrare in Pronto Soccorso gli specializzandi del primo anno, sarebbe una grande occasione di crescita per loro. E siamo interloquendo con le Asl per risolvere il boarding”.

Lena preferisce non esporsi sui tempi, ma si parla di azioni imminenti: “Il periodo delle festività affatica sempre di più i reparti di urgenza, bisogna agire subito”. È una corsa contro il tempo, che si aggiunge alle preoccupazioni destate dall’arrivo di Omicron nel Lazio.

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