Covid: Rongai, il 50% dei piccoli positivo o in quarantena”

A lanciare l’allarme la dottoressa e segretaria per il Lazio della Fimp (la Federazione italiana medici pediatri) per la quale il vaccino va fatto anche ai più piccoli

«II 50% dei bambini in età pediatrica è in quarantena o positivo al Covid-19». A lanciare l’allarme sui casi in aumento tra i più piccoli è Teresa Rongai, dottoressa e segretaria per il Lazio della Fimp (la Federazione italiana medici pediatri. Per questo, dice lei,  in una intervista a ‘’La Repubblica’’,  ‘’il vaccino va fatto anche ai più piccoli’’. Alcuni virologi, però, come Andrea Crisanti. sostengono che lo studio su cui si basa l’autorizzazione dell’Ema per ii vaccino dai 5 agli ll anni «abbia dei problemi». Che i dati, almeno perii momento, non siano sufficienti.

Lei che ne pensa?

«Non capisco – risponde Rongai – perché alcuni medici mettano in dubbio la vaccinazione in età pediatrica, quando è quella ideale per farlo, dato che non si sono ancora presentate malattie ipertensive, cardiopatiche e via dicendo. Siamo nella quarta ondata e i bambini sono i più colpitinon c’è tempo per narcisismi, sensazionalismi o polemiche».

Qual è l’effetto di questa nuova ondata sui bambini?

«Ci sono classi, intere scuole dove il virus , un po’ meno tra gli studenti dai 12 anni in su: la metà è vaccinata ed è già qualcosa. E poi l’età si è abbassata drasticamente. Anche se la fascia più contagiata è quella dai 6 agli 11 anni, ci arrivano neonati di 1/2 mesi contagiati dal genitore 30/40enne non vaccinato».

Sono molte le famiglie che, però, hanno paura proprio del vaccino. «Ribadisco: non lo dico io che questo vaccino è sicuro ed efficace. Ma i trial cimici. Facendo un calcolo rischio-beneficio, non vi sono l’ischi».

E la miocardite?

«Pochi casi di infezione che regredisce nel girodi3/4 giorni. Peri bambini anche la febbre post-vaccino, tutto sommato, è rara».

Molti sostengono che i più piccoli non sviluppino gravi conseguenze dopo aver avuto il Covid-19: è davvero così?

«No. Anche i bambini possono sviluppare sintomi lievi o più sen, fino alla rianimazione: sono pochi, per fortuna, ma ci sono. In più stanno uscendo degli studi del team di Piero Valentini dell’ospedale Gemelli e di Fabio Midulla della Società italiana per le malattie respiratorie infantili. Per farla breve, nei bambini dichiarati guariti si notano delle alterazioni ecografiche dei polmoni. dei segnali di sofferenza. Sono state osservate anche alterazioni cardiologiche».

Il cosidetto long covid.

«Esattamente. E solo il tempo ci dirà se questi problemi siano reversibili o meno. Intanto, però, sappiamo che i meccanismi di innesco delle malattie virali in un organismo piccolo aprono la strada per infezioni più grandi. Come il virus sinciziale o altri problemi che possono insorgere quando il bambino è più debole».

 

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