Covid: spazi condivisi in casa fino a 3 volte più contaminati di wc

Gli uffici fino a 6 volte. Per scongiurare ogni pericolo, oramai, bisogna puntare su una sanificazione al pari di quella degli ospedali

Semaforo giallo, si riparte! Ma con il tanto atteso “libera tutti”, aumenta la possibilità di contagiarsi, sia negli spazi esterni, sia nei luoghi chiusi come all’interno dei condomini, degli uffici e delle abitazioni. Grande attenzione, quindi, andrebbe riposta nell’entrare a contatto con la maniglia del portone, la pulsantiera del citofono, le macchinette del caffè, i rubinetti dell’acqua, i materassi e persino nei giocattoli dei bambini.

“La maniglia del portone d’ingresso del Condominio, le pulsantiere (citofono e ascensore) e il corrimano sono nel 89% dei casi sono fino a quattro volte più contaminate di un wc”, ammonisce Vittorio Lovardi, CEO di Attila HQ Service, società specializzata nella sanificazione ambientale che recentemente ha condotto uno studio sui luoghi più a rischio nei condomini, negli uffici e nelle abitazioni private. “La misurazione è stata eseguita prima della pulizia della scala (a distanza di 3 giorni dall’intervento precedente). La stessa analisi è stata eseguita un’ora dopo dall’intervento di pulizia svolto da un’impresa che utilizzava detersivi e materiali di pulizia domestici. I risultati? Anche se i valori erano diminuiti di molto, nel 92% dei casi era presente una carica batterica che di lì a poco sarebbe tornata su livelli altissimi”.

La sensibilità che si sta sviluppando per gli ambienti condivisi, oramai, dovrebbe aumentare anche negli spazi interni. Siamo abbastanza sicuri che siano adeguatamente puliti?

“Su superfici quali: materassi, tessili in generale, giocattoli dei bambini, pareti di molti bagni e cucine dove generalmente non c’è un’adeguata ventilazione e nel 54% dei casi i valori aumentanoestremamente perché si tratta di superfici che vengono trattate in modo errato dall’utente medio o da operatori delle pulizie inesperti”, spiega Lovardi. “Inoltre, in alcune case (27% delle case campione), abbiamo riscontrato la presenza di infestanti, più o meno visibili (soprattutto acari e cimici dei letti, ma in alcuni casi anche blatte e roditori) che sono importantissimi vettori di malattie e causa di allergia che non andrebbero mai presi sottogamba”.

 

Anche nei luoghi di lavoro, l’attenzione deve restare altissima. Massima attenzione alle tastiere dei telefoni, delle stampanti, delle macchinette del caffè ma anche al contatto con le scrivanie perché la contaminazione è elevatissima: nel 79% dei casi si raggiunge un livello circa 6 volte più alto di quello di un wc medio.

“Oggi i condomini, gli uffici e le abitazioni, vengono sanificati al pari di un ospedale, utilizzando le stesse tecniche e i medesimi strumenti. Se fino ad appena un anno fa le richieste che ricevevamo con maggior frequenza erano relative alla pulizia di decoro, adesso la consapevolezza e alla disinfezione hanno giustamente spostato tale richiesta verso una vera e propria sanificazione d’ambiente. Molte aziende si sono limitate a sostituire il comune detergente per i pavimenti con della candeggina. Ma questo non è sufficiente. Anzi, comunica una falsa sensazione di sicurezza. Oltre ad adottare biocidi e dispenser, le attrezzature mutuate dall’ambiente ospedaliero che suggerisco sono dei sistemi a frange in microfibra preimpregnata di soluzione disinfettante. Il sistema a frange preimpregnate è in effetti ciò che fa aumentare infinitamente la tutela e l’igiene”.

In effetti, quanti sono abituati a vedere il classico mocio col secchio pieno d’acqua grigiastra se non nerastra nell’androne del condominio? Ebbene, quell’acqua oltre a essere un pericolo di cadute, in caso venga rovesciata accidentalmente sul pavimento, è pericolo di contaminazione. Una volta immerso il panno nella soluzione di acqua e detergente, questo rimarrà in parte sul panno e in parte andrà disperso nell’acqua di risciacquo e in parte nell’acqua della soluzione. Da qui l’adozione del sistema a frange, ovvero dei panni rettangolari in microfibra che a differenza del cotone, grazie alla struttura del tessuto, garantiscono la cattura di microparticelle di sporco e microorganismi.

“L’azione su microorganismi invisibili a occhio nudo non salta all’occhio e per questo motivo va introdotto il monitoraggio della carica microbiologica anche attraverso tamponi istantanei testati con bioluminometro. Questo consente di sapere quanta carica batterica c’era prima del servizio e quanta ce n’è in seguito al servizio.  Anche la bioluminescenza – conclude – è un’altra tecnica adottata negli ospedali per monitorare la riduzione del rischio di infezioni”.

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