Cucina romanesca, ecco le regole per diventare ristorante tipico – VIDEO

Per Fipe Confcommercio tra i requisiti quello di presentare almeno 3 antipasti, 5 primi, 5 secondi, 3 contorni, 3 dessert

Secondo una recente classifica di TripAdvisor Roma è al primo posto al mondo per gli amanti del cibo. Proprio per salvaguardare questo status è stato ideato un riconoscimento per certificare la cucina ‘romanesca’ a ristoranti e trattorie.  Fra le caratteristiche richieste c’è un menù che deve presentare un numero minimo di piatti della cucina romana con almeno 3 antipasti, 5 primi, 5 secondi, 3 contorni, 3 dessert, ma si chiede anche di utilizzare prodotti tradizionali e a marchio DOP, IGP e SGT della regione Lazio.

Sono questi i requisiti che un ristorante deve soddisfare per ottenere il riconoscimento di ristorante tipico romanesco dalla Fipe Confcommercio Roma grazie al contributo della Camera di commercio di Roma. Una certificazione per rilanciare e valorizzare la cucina romanesca.

Per ora i ristoranti che hanno aderito sono 33, ma la volontà è quella di aggregarne sempre di più. L’iniziativa è stata presentata questa mattina negli spazi del ristorante Angelino ai Fori alla presenza di Pier Andrea Chevallard, commissario Confcommercio Roma, Lorenzo Tagliavanti, presidente Camera di Commercio di Roma, Monica Lucarelli, assessore alle attività produttive e pari opportunità di Roma Capitale, Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi, sport e turismo di Roma Capitale, Sergio Paolantoni, presidente Fipe Confcommercio di Roma e Luciano Sbraga, vice direttore Fipe Confcommercio Roma.

“Oggi si parla di qualità della cucina tipica romanesca. Grazie a un progetto approvato dalla Camera di commercio di Roma e da Confcommercio e con il sostegno di Fipe abbiamo creato una commissione per dare dei criteri di valutazione ai ristoranti che si vantano di essere tipici romaneschi”. Lo ha detto il presidente il Fipe Confcommercio Roma Sergio Paolantoni a margine della presentazione dei primi 33 ristoranti certificati.

“La cucina romanesca è una cosa seria, non è una cucina improvvisata, è della nostra tradizione e quindi va mantenuta e tutelata”. “Questo è un progetto per il futuro ad alto contenuto innovativo. E’ la volontà dei ristoratori romani che valorizzano la tradizione, la qualità, l’autenticità di mettersi insieme per generare uno strumento per tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla cucina romana”, ha commentato il commissario straordinario di Confcommercio Roma Pier Andrea Chevallard. “Perché non è solo una promozione dei ristoranti, è anche un avvicinamento alla tradizione romanesca. Quindi è un grande e bellissimo progetto che segnala la volontà dei ristoratori romani di superare la crisi, di pensare al futuro, di pensare a nuove iniziative di rilancio”.

“Questa è la Roma che riparte. Abbiamo avuto una stagione difficilissima, quella del Covid, adesso dobbiamo ripartire migliori di come eravamo prima della pandemia”, ha affermato il presidente della Camera di commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti. “Uno degli elementi importanti della nostra città è il cibo, e i ristoratori sono i guardiani del cibo italiano. Soprattutto per quei turisti che vogliono venire a Roma a vedere i nostri monumenti, conoscere la nostra cultura, i nostri spettacoli ma vogliono anche mangiare da noi. Il cibo ha la capacità di comunicare. Mettere insieme i ristoratori che valorizzano il grande patrimonio che noi abbiamo nella cucina romanesca creata nei secoli è l’obiettivo dell’iniziativa di oggi e noi come Camera di commercio non abbiamo potuto che sostenerla”.  I “butta dentro” ai ristoranti, il personale che ti invita ad entrare nel locale chiamando il turista dal marciapiede con il menu’ turistico in mano “e’ una figura della quale Roma non ha bisogno”, ha detto il presidente Tagliavanti aggiungendo che “e’ inaccettabile che al centro di Roma si servano cibi precotti: la Capitale custodisce un grande patrimonio in termine di qualita’ del cibo”. Per il presidente della Camera di commercio di Roma si tratta di due piccoli ma importanti accorgimenti soprattutto in vista del “Giubileo 2025, per il rilancio della Capitale dopo due anni di pandemia. “Non dobbiamo tornare a prima del Covid, ma essere migliori di prima”, ha concluso.

La piattaforma digitale Ristorante tipico romano è stata sviluppata dalla start up innovativa romana “pOsti”, specializzata nelle tecnologie emergenti applicate alla ristorazione e all’agrifoodtech, tra le quali blockchain, nft e metaverso. La piattaforma sfrutta la potenza della blockchain come strumento di notarizzazione per garantire sia il processo di adesione dei ristoratori al disciplinare definito da Fipe e la compliance ai criteri di valutazione verificati da 7 commissari chiamati ad assegnare un indice di romanità del ristorante.

Si tratta di uno strumento che bene si contrappone al turismo mordi e fuggi valorizzando un turismo di qualità riconosciuto a livello internazionale. Tra gli obiettivi del progetto, oltre a quello più generale di rilancio e di digitalizzazione del comparto, c’è quello di favorire la conoscenza, la diffusione e la promozione di una cucina tipica anche in termini di consumo consapevole e sicurezza alimentare, che favorisce una vera e propria salvaguardia del made in Italy e dei prodotti profondamente legati al territorio. “Si tratta di un progetto molto intelligente: si deve investire sulla qualità”, ha affermato l’assessore capitolino al Turismo Alessandro Onorato.

“Il food è uno dei due asset fondamentali per rilanciare il turismo di Roma insieme al patrimonio monumentare archeologico e dobbiamo valorizzarlo per rendere questa città ancora più attrattiva”. “La pandemia ce lo ha insegnato: da soli non si va da nessuna parte. Oggi dobbiamo sforzarci come amministrazione di portare innovazione e proposte al territorio”, ha concluso l’assessora alle Attività produttive di Roma Monica Lucarelli. “Le imprese sono quelle che generano pil e dobbiamo supportarle. Noi siamo ciò che mangiamo e lavorare su una ristorazione di qualità è essenziale”.

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