Fuggire dallo stress: è boom di vacanze in convento

Lontani dagli stimoli che inducono comportamenti compulsivi, il "ritrovarsi" nei luoghi di pregiera, è una sorta di antidoto

A spingerli è il desiderio di fuggire dallo stress, dal traffico, dai rumori del mondo, immergendosi in ambienti fatti di meditazione e silenzio. E sono sempre più i vacanzieri che scelgono di trascorrere i loro periodi di relax nei luoghi storicamente deputati all’isolamento e alla ricerca spirituale: monasteri, conventi, eremi, abbazie e santuari, che non esitano ad aprire le loro porte agli ospiti esterni.

Da un capo all’altro d’Italia, sono numerose le abbazie che offrono soggiorni magari un po’ spartani – ma non sempre -, intrisi di rigenerante tranquillità e pace, in cui volendo, senza obblighi, si può partecipare alle attività liturgiche e di approfondimento organizzate dai monaci. Un modo per vivere giornate dai tempi dilatati, a debita distanza dalla frenesia del quotidiano. Sfatato ormai il mito di conventi e monasteri chiusi in loro stessi, quest’estate saranno oltre 1.600 le strutture religiose italiane in cui i turisti potranno trascorrere le loro vacanze, alla ricerca di un clima di serenità e con la giusta attenzione sia al corpo che allo spirito.

Ma da cosa nasce questo bisogno? Ne abbiamo parlato con lo psichiatra Massimo Lanzaro, già primario al Royal Free Hopital di Londra e attualmente dirigente all’asl Napoli 2 nord. Lanzaro ci ha fornito una interessante riflessione sulla nostra società moderna, compulsiva, individualista e instabile.

Distruttività, frustrazione e insicurezza – ci spiega –  sono le caratteristiche del nostro tempo. Siamo la società della paura, dove domina la cultura del ‘nemico’. Un fantasma da cui molti sentono il naturale bisogno di allontanarsi.  E’ utile ricordare le idee del compianto filosofo e sociologo Z. Bauman, secondo il quale la nostra vita sociale è caratterizzata, diversamente dal passato, da profonda instabilità degli eventi, da mutamenti repentini e imprevedibili, da una incertezza esistenziale degli individui e dalla frammentazione delle loro identità”.

Una società liquida… precaria, instabile
“Il termine usato da Bauman per descrivere l’insieme di queste situazioni è, appunto, liquido: precario, incerto, flessibile, turbolento, instabile, effimero, volatile, transitorio (incapace di attesa!). A differenza dei corpi solidi, i liquidi non mantengono una forma propria (identità). Per Bauman tra le caratteristiche di questo stato di cose  si può annoverare la crisi dello Stato (poca libertà decisionale rimane agli stati nazionali di fronte ai poteri delle forze supernazionali)”.

Un pericoloso individualismo
“Da esso la crisi del concetto di comunità che produce un individualismo dove nessuno è più compagno di strada ma è antagonista di ciascuno. Alla base ci sono alcuni grandi fenomeni nuovi: la deregolamentazione dei mercati finanziari, l’aumento delle disuguaglianze e appunto gli effetti dell’applicazione sistematica delle tecnologie informatico-comunicazionali.  Per l’individuo senza punti di riferimento diventano fondamentali: il consumismo e l’apparire da un lato e la fuga e la ricerca dell’isolamento dall’altro. Due facce della stessa medaglia”.

La sindrome consumistica spinge all’isolamento
“La ‘sindrome consumista’ ha posto il valore della novità al di sopra di quello della durata. Internet, ad esempio, offre nuove relazioni virtuali, nuovi spettacoli (anche se siamo più spettatori più che attori), nuove notizie (ma mancanza di reale informazione). Questo “consumare” rende permanente l’insoddisfazione e legittima il cambiamento: un cambiamento però “patologico” (in quanto in troppo rapido, compulsivo, un desiderio incontrollato). Oggi i cittadini “informati su tutto”, sono spesso distaccati da tutto, spinti a isolarsi nelle loro vicende private e caratterizzati da un senso di “solitudine”, di precarietà e alienazione”.

Un necessario antidoto
“Il volersi “ritrovare” è probabilmente uno dei motivi della “fuga” verso luoghi storicamente deputati all’isolamento e alla ricerca spirituale, lontani dagli stimoli che inducono comportamenti compulsivi, una sorta di antidoto”.

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