Dal mattino alla sera, da un cambiamento all’altro; tema del dibattito sempre il Green Pass. Non bastano le varie ospitate dei ministri nei programmi tv serali e non, per spiegare bene a cosa serve il nuovo certificato verde, se poi non vi è unità d’intenti nella maggioranza di governo.
Da qualche giorno impazza il braccio di ferro tra PD e Lega, con Salvini e Letta protagonisti di uno scontro senza esclusione di colpi. Ecco le dichiarazioni sponda PD, in merito: “E’ un partito inaffidabile per il governo, chiediamo chiarezza”, attacca il segretario del Pd Enrico Letta. La tensione, complice anche il voto delle amministrative ormai alle porte, è destinata a crescere rischiando di rallentare il percorso sulle riforme indirizzato dal presidente del Consiglio. Ma Draghi non sembra essere intenzionato a deviare la strada del governo rispetto alle tensioni parlamentari. Sono tre, al momento, i macro-temi su cui il premier si muoverà nei prossimi giorni. L’estensione del Green Pass ai dipendenti pubblici e privati, la riforma della concorrenza e la riforma del fisco. Sulla prima misura il premier potrebbe stringere già nelle prossime ore: la filosofia è quella di allargare alle altre tipologie di dipendenti pubblici e privati un obbligo che è già realtà per categorie come medici o insegnanti. Una cabina di regia ad hoc, tuttavia, non risulta ancora convocata. Potrebbe, forse, cadere a ridosso del Cdm che varerà il decreto.”
La sintesi, come è già accaduto finora, spetta al presidente del Consiglio. “Ai vari provvedimenti si sta lavorando alacremente, ma al momento non sono ancora pronti”, si spiega a Palazzo Chigi. Tra le misure sul tavolo di Draghi c’è anche il decreto anti-delocalizzazioni. La filosofia, tuttavia, più che di un intervento “anti-delocalizzazioni” sembra essere quella di una misura “pro-localizzazioni”. “Per quelli che prendono un contributo e scappano rispetto al passato qualcosa è cambiato”, spiega il tiolare del Mise Giorgetti, sottolineando la volontà di “introdurre una premialità per quegli imprenditori che faranno investimenti in territori in crisi”. I dettagli del decreto sono ancora da affinare e un nuovo incontro tecnico è previsto per giovedì. Nel frattempo, il governo passa in una manciata d’ore dal ritiro degli emendamenti leghisti al dl Green Pass alla bagarre serale sul voto segreto. Ad annunciare in Aula il sì della Lega all’emendamento Fdi è Dimitri Coin. In effetti, la proposta di Fdi incassa 134 sì, ben più dei membri dell’opposizione. “Non alcuni esponenti ma, come dimostrano i numeri, tutta la Lega ha votato l’emendamento di FdI e quindi contro il governo”, attacca il Dem Emanuele Fiano. Per Salvini, in ogni caso, “il governo rischia zero”. Ma contro il leader della Lega si scaglia, oltre che il Pd, anche il M5S con Stefano Patuanelli: “la Lega è il partito del No”, sottolinea. Mentre Giorgia Meloni esulta: “Sono contenta se quella parte del centrodestra che ha scelto di sostenere Draghi non si piega alla volontà della sinistra”.