Mense: Green pass in ritardo e adozione in ordine sparso nelle aziende e nei ministeri 

Caduti i dubbi con la precisazione di Palazzo chigi permane la confusione nei gruppi privati e pubblica amministrazione. C’è chi, come Tim e Leonardo,  che mantiene il riserbo

Caos e ritardi segnano l’esordio del green pass nelle mense aziendali romane. A poche ore dal Ferragosto Palazzo Chigi ha chiarito che la normativa in vigore dal 6 del mese va applicata anche a società private e pubblica amministrazione, ossia per le mense vale quanto previsto per i ristoranti. Ma dalle informazioni raccolte dalla Federazione dei lavoratori pubblici e da un primo confronto con le principali imprese cittadine, svolto da ‘Il Corriere della sera’,  emerge che solo da lunedì gran parte degli uffici hanno iniziato le verifiche.

Al Viminale ad esempio – scrive ‘Il Corriere della Sera’ – i dipendenti dispongono di due bar privati che si autoregolamentano e di una quarantina di tavoli nel cortile coperto dal portico della palazzina trecentesca. Fino a domenica erano vietati assembramenti vicino ai distributori automatici. Dal giorno dopo “la consumazione del pasto all’interno delle mense dovrà essere consentita solo a coloro che sono in possesso delle certificazioni verdi Covid-19”.

Incerto il destino della struttura in via Ribotta appartenente al dicastero della Sanità, mentre gli impiegati di lungotevere Ripa mangiano quanto portato da casa o comprato negli esercizi commerciali vicini. Dal ministero fanno sapere che nei primi dieci giorni non è arrivata alcuna indicazione a proposito.

Secondo il sindacato una comunicazione interna dell’Ufficio affari sociali e benessere organizzativo della Farnesina avrebbe informato che “in relazione all’introduzione del green pass si fa presente che allo stato le disposizioni in materia non si applicano alle attività delle mense che garantiscano la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”.

Posizione rivista ieri dalla Direzione generale per l’amministrazione, degli Affari esteri, che specifica come “dalla giornata di domani potranno essere effettuati i controlli di legge”. Diversa l’interpretazione data dalla Difesa, dove su deroga del datore di lavoro è possibile rifocillarsi alla scrivania.

Il Qr code non è stato richiesto da subito, confidando in divisori, sanificazioni e accesso limitato alle postazioni. Poi, integrando la lettera di giovedì scorso, lo Stato maggiore dell’esercito ha sottolineato che “l’impiego è obbligatorio anche per le attività di mense e di catering continuativi su base contrattuale, al chiuso”. Inoltre precisa che “il trattamento alimentare dovrà comunque essere garantito a tutto il personale cui compete”, aprendo alla possibilità del buono pasto.

Vincolo già valido nel bar dell’Agenzia delle dogane di piazza Mastai, mentre sia la mensa che i locali di Tor Pagnotta hanno operato senza ulteriori prescrizioni. Saranno costretti a conformarsi pure i 18mila lavoratori delle municipalizzate di Roma Capitale Ama e Atac. L’azienda dei rifiuti non ha sospeso il servizio durante l’estate, mentre quella dei trasporti riaprirà a settembre i quindici refettori in depositi, rimesse e nella sede centrale di via Prenestrina. Il problema non tocca la Regione Lazio, perché i componenti pranzano fuori dagli edifici.

Se il settore pubblico si muove in ordine sparso, le industrie del comparto privato mantengono il massimo riserbo. A rompere il silenzio le società energivore Eni ed Enel. La prima ha fatto sapere che “applicherà come sempre la normativa stabilita a livello legislativo”, mantenendo “accessi regolamentati attraverso turni, distanziamento nelle fasi di distribuzione e consumo, separatori in policarbonato sui tavoli a garanzia della massima protezione, costanti controlli sull’applicazione delle norme igienico sanitarie”.

La seconda ha ricordato che più del 70% dell’organico è e rimarrà in smart working e chi opera sul campo si organizza da sé per sfamarsi. Stessa dichiarazione arrivata dalla tecnologica Almaviva. Tra i contattati ci sono anche coloro che non dispongono di spazi ad hoc, come l’istituto bancario Unicredit, la compagnia telefonica WindTre e l’immobiliare Toscano. Altri, come il colosso delle telecomunicazioni Tim e la compagnia aerospaziale Leonardo, – conclude l’inchiesta de ‘Il Corriere della Sera’ -hanno ritenuto opportuno al momento non esprimersi sul tema.

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