Ai piedi dei monti Qilian, nella Cina nord-occidentale, un intero branco di cervi nobili ha trovato casa in quello che viene chiamato, non a caso, il Parco del Cervo Divino. È qui, nella contea autonoma Yugur di Sunan, provincia del Gansu, che un drone ha immortalato lo scorso 5 agosto centinaia di questi esemplari mentre riposavano e cercavano cibo tra le praterie del parco, offrendo un’immagine dall’alto di rara suggestione.
Non si tratta di un avvistamento occasionale: nel corso dell’intera estate, centinaia di cervi nobili sono stati osservati muoversi liberamente in questo angolo di natura, sede di un allevamento che negli anni è diventato molto più di una semplice attività zootecnica.
A rendere ancora più vivo questo scorcio di Gansu è il contatto diretto tra animali e visitatori: sempre il 5 agosto, alcuni turisti sono stati fotografati mentre davano da mangiare ai cervi nobili all’interno del parco, in un momento di incontro ravvicinato che è ormai parte integrante dell’esperienza offerta ai visitatori e che racconta, forse meglio di ogni altra immagine, il legame che il progetto prova a costruire tra uomo e natura.
Il governo locale, infatti, ha scelto di puntare su questo patrimonio naturale per costruire qualcosa di più ambizioso: una vera e propria destinazione di ecoturismo. L’allevamento dei cervi si intreccia così con le praterie spettacolari dei monti Qilian e con le tradizioni del gruppo etnico Yugur, in un progetto che mette insieme attività ricreative, percorsi turistici e divulgazione scientifica.
Il risultato è un modello di sviluppo che prova a tenere insieme tutela ambientale, valorizzazione culturale e opportunità economiche per il territorio — trasformando un allevamento di cervi ai margini dell’altopiano in un piccolo polo di attrazione per chi cerca un turismo diverso, più lento e più vicino alla natura, dove dare da mangiare a un cervo nobile può diventare il ricordo più autentico di un viaggio.