“NonChiamatemiMorbo”: storie di Parkinson nella mostra fotografica parlante – VIDEO

Presso il Corner MAXXI una originale esposizione sul Parkinson per sensibilizzare verso questa malattia, e per combattere lo stigma sociale

mostra non chiamatemi morbo MAXXI

Raccontare con il sorriso la normalità di migliaia di famiglie italiane per informare e combattere lo stigma. È questo il punto di partenza della mostra fotografica “NonChiamatemiMorbo”, una frase del presidente della Confederazione Parkinson Italia, Giangi Milesi, che ben riassume l’attuale situazione legata a quella che ancora viene chiamata morbo, nel nostro Paese. 

Già 18 tappe, oltre 5mila visitatori, in due anni di mostre in giro per l’Italia. Numeri importanti che mostrano il successo di questa mostra. Dal 6 al 22 maggio, presso gli spazi espositivi del MAXXI, in particolare nell’angolo Corner, sono esposte  le foto di “NonChiamatemiMorbo”; scattate dal fotografo Giovanni Diffidenti. Storie di persone affette da una malattia che nel nostro paese ancora viene etichettata come morbo. Storie di malati, ma anche di caregiver, vale a dire famiglie che si trovano tutti i giorni a confrontarsi con la paura di non farcela. Ma anche storie di persone che continuano a vivere, a combattere con questa malattia, come monito futuro, di speranza e di consapevolezza. 

“Una delle priorità di questo lavoro è avere il tempo. Il concetto del tempo davanti a una malattia così complessa richiede un approccio specifico. Sono importanti anche elementi quali il dialogo e l’ascolto – così il fotografo della mostra Giovanni Diffidenti ai microfoni di Radio Colonna – Nella mostra ci sono diverse fotografie fatte in contesti diversi, nei quali si decideva insieme al malato quale lato della malattia mostrare al pubblico”.  

Un racconto per immagini, ma anche per storie, ben 43, di donne e di uomini. Persone affette da Parkinson le cui dinamiche di vita vengono raccontate da Lella Costa e Claudio Bisio, nelle vesti di Mrs. o Mr. Parkinson: una narrazione nella quale le foto prendono vita, ci conducono all’ascolto della malattia che parla in prima persona e che guida il visitatore. 

Una mostra prodotta dagli stessi malati di Parkinson, così come Roberto Caselli, persona portatrice e autore dei testi di Mr e Mrs. Parkinson. “Abbiamo inventato l’escamotage di far parlare la malattia, invece del malato. Oggettivizzare e non soggettivizzare la malattia e le reazioni che questa comporta, è questo quello che ho cercato di fare. 

Partecipazione attiva, ma anche consapevolezza. Un duplice messaggio quello lanciato da Roberto Caselli:  chi è malato di Parkinson può convivere con esso. In merito si è espresso anche Giangi Milesi, Presidente della Confederazione italiana Parkinson: 

Morbo di Parkinson- ha rilevato –  è una formula desueta dal punto di vista scientifico ed è oltretutto ingannevole dal punto di vista sociale. Morbo porta la nostra mente al contagio, alla peste, all’infezione. Tra tutte le sue varie declinazioni, questa malattia non ha il principio della contagiosità. È sbagliato usare questa terminologia che esiste solo nella lingua italiana, e alimenta lo stigma e il pregiudizio, allontana le persone dai malati di Parkinson”. 

 

Per ulteriori informazioni: 

nonchiamatemimorbo.info

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