Sempre più piccoli, sempre più esposti a rischi per la salute. Nel Lazio si sta facendo strada un fenomeno che preoccupa medici e famiglie: l’età dell’obesità infantile si abbassa progressivamente, arrivando a coinvolgere anche bambini di appena cinque anni, con quadri clinici spesso più gravi rispetto al passato, come riporta il dorso romano de La Repubblica.
A registrare questo trend è l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove la maggior parte dei pazienti proviene dal territorio regionale. Secondo gli specialisti, si tratta di una dinamica avviata durante la pandemia ma oggi in netta accelerazione.
I numeri parlano chiaro: circa duemila accessi ambulatoriali l’anno per obesità e sovrappeso, mille in day hospital, un centinaio di ricoveri e centinaia di consulenze legate a disturbi alimentari. Dati che evidenziano una crescita costante e che preoccupano soprattutto per la gravità delle condizioni riscontrate, in particolare tra gli adolescenti, che sempre più spesso arrivano con complicanze già presenti: fegato grasso, apnee notturne, alterazioni della glicemia e dei lipidi.
Le cause sono molteplici e intrecciate. Alla predisposizione individuale si affiancano fattori ambientali: sedentarietà, uso prolungato di dispositivi elettronici e abitudini alimentari scorrette. Tra queste, emerge un dato significativo: molti bambini saltano la colazione, arrivando al primo pasto della giornata solo a scuola, spesso con snack poco equilibrati.
Se da un lato le mense scolastiche offrono generalmente pasti adeguati, la sera si tende a ripetere schemi alimentari poco vari, con un eccesso di cibi processati o poco bilanciati. Un modello che, nel tempo, contribuisce all’aumento di peso.
Accanto all’alimentazione, resta centrale il tema dell’attività fisica. Non sempre scuole e famiglie riescono a garantire ai più piccoli occasioni sufficienti di movimento, anche a causa dei costi delle attività sportive e delle difficoltà organizzative quotidiane. Eppure, secondo gli esperti, sarebbe fondamentale combinare sport strutturato e attività quotidiana, anche semplice, come camminare o giocare all’aperto.
Un quadro che richiama l’attenzione sulla necessità di intervenire non solo sul piano sanitario, ma anche su quello educativo e sociale, per invertire una tendenza che rischia di incidere profondamente sulla salute delle nuove generazioni.