Offensiva Lega su Lamorgese, ma scoppia grana Durigon

Letta-Di Maio, faccia passo indietro. Salvini, non in discussione

Mentre l’offensiva di Matteo Salvini contro la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese non dà tregua e spinge il dem Andrea Orlando a prendere le difese della collega per gli “attacchi volgari e gratuiti” ricevuti, nella Lega scoppia la grana Durigon. La proposta del sottosegretario all’Economia di reintitolare al fratello del duce, Arnaldo Mussolini, il parco di Latina attualmente dedicato a Falcone e Borsellino, da giorni è al centro delle polemiche. Ma ora una parte della maggioranza parlamentare è pronta a sfiduciare in Aula il leghista. “Intollerabile ciò che ha detto – l’affondo del ministro pentastellato Stefano Patuanelli -, credo che non sia compatibile con la sua permanenza al governo”. Durissimo anche il segretario del Pd Enrico Letta: “Starebbe a lui fare un passo indietro. Per quanto ci riguarda faremo il possibile perché questo avvenga”. “Ci aspettavamo delle scuse mai arrivate: a questo punto dovrebbe fare un passo di lato”, dice a sera il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Mentre per ora da Palazzo Chigi sulla vicenda si limitano a un “no comment”.

A chiedere le dimissioni dell’ex sindacalista Ugl, Claudio Durigon, ormai sono diverse forze politiche: dai Cinque Stelle al Pd passando per Leu, ma anche – a titolo individuale – il deputato di Forza Italia Elio Vito. “Voterò la mozione di sfiducia a Durigon presentata dal M5S. L’antifascismo è un valore fondante”, ha detto. Nessun commento dalla Lega, una scelta deliberata, come spiegano fonti del partito, per non alimentare una polemica definita “strumentale”. Il messaggio all’esterno è che il ruolo del sottosegretario non è in discussione. Quanto al diretto interessato preferisce non aggiungere nulla (“Falcone e Borsellino meritano molto di più di un parco”, però “penso che le radici della città di Latina non debbano essere cancellate”, aveva twittato qualche giorno fa). Intanto, continuano gli attacchi a Lamorgese, finita nel mirino del partito di via Bellerio per green pass, migranti e ius soli. Secondo Salvini è “assente” e deve “darsi una mossa. Come sbarchi di clandestini stiamo tornando ai numeri disastrosi di qualche anno fa”, incalza. Per la titolare del Viminale, invece, non è in atto un’invasione: “Luglio e agosto sono tradizionalmente mesi con dei flussi maggiori.

È facile parlare ma bisogna portare le cose alla realtà”. Sul terreno di scontro tra Lamorgese e il suo predecessore non ci sono solo gli sbarchi: la Lega, a cui non è andata giù l’apertura della ministra sullo ius soli, punta il dito anche contro la gestione del green pass: “Mi sembra che il ministro dell’interno abbia le idee molto confuse, e rischia di far danno, non puoi trasformare baristi e pizzaioli in bersaglieri o carabinieri”, tuona il leader leghista. L’offensiva non passa inosservata nel resto della maggioranza: “A giorni alterni il leader della Lega attacca ministri del governo Draghi. È un comportamento lesivo dell’immagine stessa della compagine governativa”, sostiene il capogruppo di LeU alla Camera Federico Fornaro.

Per il sottosegretario all’Interno Ivan Scalfarotto (Iv) “ci sono temi che qualificano il nostro tempo. Uno di questi è la cittadinanza dei ragazzi di ‘seconda generazione'”. Giuseppe Brescia, il presidente pentastellato della commissione Affari Costituzionali, nonché relatore della nuova legge sulla cittadinanza, propone di far “ripartire la discussione parlamentare consapevoli che lo ius soli non è la soluzione”. Il modello, a suo avviso, è un altro: “lo ius scholae”. E il segretario del Pd Enrico Letta chiede di aprire “in autunno” un “tavolo di discussione in Parlamento”.

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