Roma: un murales per i 102 anni di Basaglia: l’ha realizzato Diavù con i pazienti

Il Municipio Roma VI ha già avanzato la richiesta di intitolare una via a Franca Ongaro, moglie di Basaglia e figura centrale nella battaglia per la riforma psichiatrica italiana

Alle pareti di una comunità per la salute mentale alla periferia est di Roma, l’arte è diventata parte della cura. Ieri mattina, nel 102° anniversario della nascita di Franco Basaglia, la Asl Roma 2 ha inaugurato un murales presso la Comunità Basaglia di Salone, realizzato dall’artista Diavù insieme agli ospiti e agli operatori della struttura.

Il percorso che ha portato all’opera — ideata e dipinta con la partecipazione diretta dei pazienti — è stato parte integrante del lavoro terapeutico della comunità. Diavù, fondatore del Muro, il museo di urban art di Roma, e figura di riferimento della street art internazionale, ha lavorato fianco a fianco con chi vive e opera nella struttura ogni giorno. Il risultato è visibile sulle pareti, ma l’effetto, secondo chi lavora lì, si è visto anche altrove: alcuni ospiti hanno chiesto di visitare mostre nel centro di Roma. Un segnale piccolo, ma concreto.

L’iniziativa si inserisce in un progetto più ampio per il quartiere. Il Municipio Roma VI ha già avanzato la richiesta di intitolare una via a Franca Ongaro, moglie di Basaglia e figura centrale nella battaglia per la riforma psichiatrica italiana: la commissione capitolina ha dato parere favorevole. L’assessore Romano Amato ha parlato di un possibile ridisegno della piazza e della stazione vicine, con l’ambizione di trasformare l’area in un polo di riferimento per la salute mentale sul territorio, pur riconoscendo le difficoltà di bilancio.

Sul piano politico, la cerimonia ha offerto l’occasione per tornare su un tema strutturale: il rapporto tra assistenza sanitaria e inclusione sociale. L’assessore regionale Massimiliano Maselli ha messo il punto con chiarezza: “Le due sfere, sociale e sanitaria, si sono parlate poco. Dobbiamo totalmente integrare il sistema.” L’eredità di Basaglia, in fondo, chiedeva esattamente questo.

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