Scuole aperte, ma per pochi: nel Lazio migliaia di studenti in Dad

"Manca all'appello tra il 5 e il 10% di insegnanti e impiegati a istituto", tira le somme Mario Rusconi, presidente dell'Associazione presidi di Roma. Ma le assenze maggiori si contano tra gli studenti, molti dei quali in quarantena

Primo giorno di scuola in presenza dell’anno, ma non per tutti. “Manca all’appello tra il 5 e il 10% di insegnanti e impiegati a istituto”, tira le somme Mario Rusconi, presidente dell’Associazione presidi di Roma. Gli studenti rimasti a casa sono decine se non centinaia per scuola scrive oggi il dorso locale del Corriere.

“È stata la scelta di molti genitori per paura dei contagi”, ammette Rusconi. Come nell’istituto comprensivo Francesca Morvillo: “Ho due classi dell’infanzia completamente vuote”, racconta la preside Valeria Sentili. Gli alunni assenti sono 404 su 1.371 e le classi sono tutte in didattica integrata, ovvero parte degli alunni in presenza e parte collegati da remoto. “Alle medie un terzo dei ragazzi è in quarantena”, prosegue la dirigente. Mancano anche 21 docenti e 7 amministrativi.

Gli studenti assenti nel liceo Montale sono 150 su circa 1.600, quasi il 10% dei totale. Al Mamiani  – continua il Correre – si contano 100 allievi positivi, con otto classi in Dad. Al Lucrezio Caro i ragazzi rimasti a casa sono 43. La preside Anna Proietti nei giorni scorsi aveva avvisato le famiglie con una circolare di possibili “difficoltà tecniche” per l’alto numero di classi collegato a internet per ia didattica integrata. “La rete ha retto” è il sospiro di sollievo della dirigente. Anche qui il personale assente è poco, “una inezia commenta Proietti – rispetto agli alunni a casa”. Al Giulio Cesare mancano 50 studenti e 6 professori.

Un’isola felice è invece il Leonardo da Vinci di via Cavour. “Venti ragazzi positivi e un solo docente che domenica non è riuscito a fare il tampone a causa delle file”, è il conto della preside Irene De Angelis Curtis. Da settembre la Dad è stata attivata solo per due classi. Il più antico istituto tecnico della Capitale è l’esempio di come le caratteristiche della struttura possono fare la differenza. “Abbiamo aule ampie e soffitti alti, il ricircolo dell’aria non è un problema”, racconta Curtis. Aggiunge la docente di inglese, Giuseppina Mancini: “Gli studenti sono attenti con le mascherine e i genitori hanno sempre tenuto i figli a casa al primo starnuto”. Poi ammette: “In classe però i ragazzi sono al banco con le coperte: fa freddo con le finestre aperte”. Nella succursale dell’istituto Manin di via dell’Olmata i termosifoni sono rimasti spenti:”È il terzo anno consecutivo”, tuona la preside Manuela Manferlotti. Al freddo anche l’attigua sede del Newton, dove la dirigente Cristina Costarelli ha predisposto per oggi la Dad per l’intero plesso.

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