Spiagge laziali, al via l’estate calda 2021 fra timori di rincari e diritti negati

La zona bianca segna il liberi tutti. Con maggiori rischi negli arenili pubblici dove non c'è obbligo di bagnino o di controllo della temperatura. Comune che vai usanza che trovi. Molto lasciato ai sindaci.

Spiagge del Lazio a rischio caos. Con la zona bianca scende il livello di attenzione, soprattutto nelle spiagge libere. Niente bagnini obbligatori che controllano la temperatura e le distanze sotto l’ombrellone. Senza contare anche il timore di rincari negli stabilimenti che ufficialmente praticano gli stessi prezzi dello scorso anno, ma ufficiosamente hanno inaugurato nuove strategie di marketing per “camuffare” i rincari. Qualche esempio? C’è chi non consente l’accesso in spiaggia se non dietro il pagamento dell’ombrellone o almeno del lettino. Chi, invece, punta tutto su noleggi giornalieri, più cari degli stagionali. O chi ancora non accetta più di un nucleo familiare sotto un unico ombrellone appellandosi ad una normative che in realtà esiste solo nel caso di zona rossa o arancione.

Il panorama è vasto e variegato. Ed è legato a doppio filo anche con le decisioni delle singole amministrazioni comunali. Difficile quindi orientarsi, ma di certo, in ogni caso e indipendentemente dalle disposizioni degli enti locali, resta essenziale rispettare poche buone regole che evitino inutili e dannosi assembramenti. Ma evitare anche di dover pagare per quello che è un diritto: la discesa in spiaggia o la mattinata sotto l’ombrellone in famiglia, nonni inclusi. “Il gestore non può chiedere di pagare due ombrelloni ad una famiglia con figli e ai nonni perchè si tratta di due diversi nuclei familiari” spiega Athos De Luca, già senatore e consigliere del Comune di Roma (Italia Viva) da anni in prima linea per la tutela del verde e delle coste laziali.Eppure questo talvolta accade in nome di un principio di cautela che fa lievitare gli incassi per i gestori che, ad onor del vero, nella stagione 2020, hanno dovuto sostenere sulle loro spalle circa 3mila euro di costi aggiuntivi a stagione legati a doppio filo con le misure anticovid.

La questione naturalmente cambia nel caso in cui si entri in zona arancione o gialla perché, a quel punto, si applicano norme più restrittive su assembramento e temperatura. “Per la costa romana di Ostia è stato fatto un bando per i bagnini che presumibilmente dovranno anche provvedere alla misurazione della temperatura qualora si entri in zona gialla o arancione sia negli stabilimenti che sulla spiaggia libera” prosegue. Ma finché si resta in zona bianca, tutto funziona come al solito. Anzi gli stabilimenti devono consentire l’accesso al bagnasciuga anche a persone che non solo clienti del lido. “Se questo non accade, allora c’è un problema – riprende De Luca – nessuno può infatti impedire la discesa a mare e se lo fa commette un abuso”.

Punto dolente della stagione resta comunque l’annosa questione delle spiagge libere in rapporto a quelle in concessione. La legge prevede che ci sia un varco pubblico ogni 300 metri. Nonostante le dichiarazioni d’intenti dell’amministrazione guidata da Virginia Raggi, per Ostia la norma resta ancora oggi disapplicata. Prova ne è il fatto che ad Ostia dovrebbero esserci una quindicina di spiagge libere e che invece non si arriva nemmeno alla metà di questa cifra. Per non parlare delle revisioni delle concessioni. Il lavoro è stato avviato, ma, complice il Covid, sono arrivati anche i rinnovi taciti. Con somma pace della direttiva Bolkestein che, nell’interpretazione italiana, vorrebbe utilizzare le aste per le concessioni dei lidi. Senza indennizzi per gli attuali gestori.

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