Tokyo 2020/ Stano trionfa nella marcia, è l’atletica la fabbrica dell’oro

A Tokyo vince la 20 km: 'da due mesi mi dicevo 'sei il n.1'

Un momento magico. A tre giorni dalla conclusione di Tokyo 2020 e con la 4×100 in finale domani col quarto tempo, e’ gia’ un’Olimpiade indimenticabile per l’atletica azzurra, la nuova fabbrica dell’oro dell’Italia. Nella Regina dei Giochi, l’Italia conquista la terza vittoria della sua avventura in Giappone, con una marcia trionfale. Questa volta la favola diventa splendida realta’ a Sapporo, mille chilometri a nord di Tokyo, sull’isola di Hokkaido, dove nella 20 km di marcia domina e vince Massimo Stano, 29enne programmatore informatico di Palo del Colle che straccia la concorrenza dei giapponesi Ikeda e Yamanishi e va a prendersi la vittoria per poi celebrarla con il pollice in bocca: a febbraio e’ nata Sophie, e papa’ vuole dedicarle la sua vittoria piu’ bella, “a lei e a mia moglie Fatima che mi sopporta”.

E, in perfetto spirito olimpico e in omaggio allo sforzo fatto anche dagli avversari, l’azzurro appassionato di cultura giapponese (quando si dice il destino…) aspetta i due rivali dopo il traguardo per salutarli con un inchino, gesto cosi’ usuale da queste parti. A casa a Ostia intanto, dopo aver gioito, oltre a Sophie lo attendera’ sua moglie Fatima Lofti, coetanea e figlia di genitori marocchini abitanti a Varese, ex siepista che quando non si allena lavora in una piadineria e per amore della quale dal 2016 Massimo si e’ convertito all’Islam. E’ un argomento di cui il neo-olimpionico non parla volentieri, anche se non ha mai fatto mistero della propria fede che peraltro non gli ha mai creato problemi: scende regolarmente in strada e marcia anche durante i periodi che impongono il ramadan ai musulmani osservanti. E stabilisce anche record, come nel giugno del 2019 con il nuovo primato italiano a La Coruna una settimana dopo aver terminato il digiuno. “E’ stata una gara durissima dall’inizio, ma il gran caldo e l’umidita’ mi hanno favorito: li soffro meno degli altri”, la sua spiegazione. Ma c’e’ altro: “Da due mesi ripeto a me stesso ogni minuto della mia marcia ‘sei il piu’ forte di tutti, sei il piu’ forte. Fate quel che volete, mi dico, tanto il numero uno sono io”.

Per l’Italia quello di Stano e’ il terzo oro olimpico nella 20 km di marcia, dopo quelli da Maurizio Damilano a Mosca 1980 e di Ivano Brugnetti ad Atene 2004, e per il vincitore di oggi, allievo di coach Patrizio Parcesepe a Castel Porziano, e’ anche la rivincita sulla sorte e su quei giudici che lo avevano privato di una medaglia ai Mondiali di Doha. L’azzurro era arrivato in Qatar come uno dei favoriti, stava marciando nel gruppo di testa all’inseguimento di Yamanishi, finche’ la sentenza tecnica dei giudici gli aveva imposto il pit stop di due minuti che per un marciatore significa la fine. Stano aveva pianto, poi aveva giurato a se stesso che si sarebbe preso la rivincita e cosi’ e’ stato, nonostante due ammonizioni prese nel circuito di Sapporo e, a onor del vero, ‘sventolate’ in faccia anche ai marciatori di casa. Ma alla fine, di tacco e punta, e’ filato verso l’oro. Al passaggio di meta’ gara Stano era terzo, poi e’ andato in testa e ci e’ rimasto brillante e lucido, dettando il ritmo al gruppo dei sette rimasti davanti: oltre a lui, i due spagnoli Garcia e Martin, i nipponici Yamanishi e Ikeda e i cinesi Wang e Zhang, mentre al russo Mizonov era stata inflitta la penalita’ dei due minuti.

Un copione continuato a lungo, quello dei ‘fuggitivi’, con Stano che poi prendeva l’iniziativa decisiva al 17/o chilometro, percorso a 4’04” e con andatura a cui non reggevano gli spagnoli e i cinesi.

A Stano resisteva solo la coppia giapponese e si formava un terzetto che passava al km 18 in 1h13’30”. Ma poi all’inizio del 19/o giro sul circuito da un chilometro dell’Odori Park Stano allungava di nuovo mandando in crisi anche Yamanishi e gli resisteva, per poco, solo Ikeda. Cosi’ il pugliese che porta dentro l’odore della sua terra (una volta si defini’ cosi’) andava a prendersi una vittoria tanto meritata quanto da leggenda.

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