Turismo: a Roma arriva l’app “family friendly”

Al via la sperimentazione insieme a Palermo

C’è il ristorante con il menu bambini, la casa vacanze vicino alla metro, il teatro con gli sconti famiglia, la libreria dedicata ai bambini, la pizzeria comoda per famiglie numerose, il museo con i laboratori didattici, e tanto altro, tutto geolocalizzato in un’unica App che unisce il concetto e le funzionalità tipiche di una rete sociale con i servizi dedicati alla famiglia. Si chiama “Spazio famiglia” come il progetto pilota del Forum delle Associazioni Familiari, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche della Famiglia, che prevede una sperimentazione localizzata nelle città di Roma e Palermo, ed è stata presentata stamane in Campidoglio.

Tutte le strutture ricettive inserite nella piattaforma sono state individuate e selezionate sulla base di criteri ben definiti e successivamente certificate ufficialmente attraverso la firma della convenzione e il rilascio del Marchio Spazio Famiglia. Ad averlo, alberghi, strutture di ospitalità, ristoranti, punti di ristorazione, musei, siti culturali, librerie, teatri, spazi per spettacoli dal vivo, che presentano arredi e accessori child friendly, facilità di individuazione, prenotazione e servizi di accoglienza per famiglie, attività e servizi extra, menù per bambini e scontistiche per la famiglia.

“Questo progetto vuole essere un modo per creare una rete tra famiglie. Vogliamo dare protagonismo alle famiglie, che potranno recensire i luoghi e darsi consigli segnalando locali family friendly. Un passo avanti per trasformare le città sempre più a misura familiare- ha dichiarato Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari – Abbiamo già ricevuto richieste di adesione da altre città e ci auguriamo di poter estendere la sperimentazione per far diventare il Marchio Spazio Famiglia la garanzia per le famiglie di riconoscere quei luoghi in cui sentirsi a casa ovunque lo troveranno esposto. Al di là della politica, al di là dell’assegno unico o del Family act, anche le amministrazioni locali possono fare molto anche attraverso questo tipo di applicazioni per sostenere le famiglie e valorizzare gli aspetti family friendly di esercenti dell’ospitalità, della ristorazione, della cultura e del commercio”.

Ai fini del coinvolgimento di un numero crescente di strutture, il Forum ha stipulato delle convenzioni con i maggiori Enti di Categoria operanti nel settore, quali Zètema, Fipe e Federalberghi Roma che hanno contribuito alla diffusione del Marchio.

Come funziona la app: la mappa costituisce il nucleo fondamentale dell’app, il punto di partenza e l’imprescindibile strumento tramite il quale l’utente potrà individuare e scoprire gli esercizi commerciali con il Marchio Family più adatti alle proprie esigenze. Con la mappa interattiva, l’utente potrà visualizzare le strutture certificate con il Marchio nelle vicinanze, tramite meccanismo di punti di interesse posizionati sulle coordinate Gps dei singoli esercizi.

All’avvio la mappa sarà centrata sulla posizione attuale dell’utente che sarà quindi individuato tramite Gps o per approssimazione tramite la connessione mobile/wifi. Le icone dei marker (segnaposto) corrispondenti agli esercizi potranno essere connotate da un aspetto grafico o cromatico diverso, a seconda della tipologia alla quale appartengono o a caratteristiche peculiari (ad esempio “I più visitati”).

L’ipotesi di partenza è che tutte le famiglie abbiano esperito, dopo la nascita dei figli, delle difficoltà ad accedere sia fisicamente che economicamente a tutte le tipologie di esercenti sopra elencate. Lo scopo dell’indagine è stato quello di verificare dove si riscontrano le maggiori difficoltà e quali sono gli elementi e i fattori che in qualche modo discriminano le famiglie dall’essere consumatori e dal partecipare attivamente al mercato di beni e servizi. In testa alla classifica dei luoghi “inaccessibili alle famiglie” si trovano i teatri col 46,8 per cento seguiti dagli hotel (38,1 per cento), dai musei (31,4) e dai ristoranti (col 29,8). I centri sportivi invece hanno presentato difficoltà di accesso solo per una famiglia su 10. In generale possiamo quindi affermare che una famiglia su tre vede preclusa o perlomeno molto difficoltosa la fruizione di quelli che da tutti gli altri individui sono considerati i luoghi e i modi di utilizzo del tempo libero.

Nel dettaglio, il 40 per cento delle famiglie intervistate dichiara di andare in hotel meno di 1 volta all’anno e il 33 per cento massimo 1 volta. Sarebbe interessante vedere quanti dei bonus vacanze erogati nell’estate 2020 si sono trasformati in quest’unica esperienza alberghiera annuale. L’innovazione più desiderata dalle famiglie, rispetto agli hotel, sono infatti proprio gli sconti per numero di componenti il nucleo familiare (55 per cento) o in base all’età dei figli (30 per cento). Frequentemente si vedono offerte di riduzione per i minori del 10 per cento benché spesso occupino la stessa stanza dei genitori con letti a castello altrimenti “invisibili” agli ospiti senza figli. All’estremo opposto ci sono alberghi che, magari per alcuni periodi, comunque significativi, offrono la gratuità totale ai bambini con ottimi risultati di affluenza. Molto richiesta anche l’area giochi (25 per cento) un po’ meno l’intrattenimento (18 per cento). Tra i suggerimenti liberi da annotare senz’altro l’accessibilità e la cura per la disabilità e la disponibilità di stanze comunicanti per le famiglie (spesso ne è presente una in tutta la struttura).

Passando ai ristoranti anche qui più del 60 per cento delle famiglie intervistate va al ristorante al massimo 1 volta al mese ma di questi quasi il 40 per cento anche meno frequentemente. Anche in questo caso l’elemento dirimente è “il conto” che per le famiglie è spesso molto salato (soprattutto in relazione alla quantità di cibo spesso lasciata nel piatto dai figli). Non altissima, ma comunque significativa, la percentuale di chi richiede priorità nel servizio (18 per cento) e menù dedicati ai bambini (15 per cento). Entrambe le cose sono ottenibili da genitori esperti ordinando in modo “tattico” (indicando le priorità) e proporzionato, ma certamente l’esperienza del ristoratore potrebbe essere d’aiuto e rinforzare la cultura di pranzo familiare e non solo quella della differenziazione tra adulti e bambini nella tipologia di cibo e grammatura delle porzioni.

Fa ancora più impressione il dato riguardante i teatri i musei e le attività “culturali”. Qui abbiamo l’86 per cento di famiglie (quasi 9 su 10) che riesce a regalarsi un’esperienza di questo tipo al massimo una volta all’anno. Anche qui la motivazione principale è di carattere economico (60 per cento) seguita dalla doppia opportunità di prevedere attività in contemporanea (spettacoli in teatro o laboratori percorsi in museo, entrambe oltre il 30 per cento). I suggerimenti liberi, anche qui, offrono ottimi spunti di riflessione principalmente legati alla conciliazione dei tempi lavoro-famiglia che pregiudicano, nell’attuale proporzione, la possibilità di attività familiari di questo tipo, relegandole ai weekend quando ovviamente tariffe e affluenza di pubblico sono ai livelli più alti. Si chiede attenzione anche all’età a cui sono limitate le riduzioni che in alcuni è 12 o 14 anni mentre le famiglie avrebbero convenienza a poter fruire di biglietti ridotti anche per figli più grandi in modo da poter offrire un consumo culturale ai propri figli senza sostenere il costo di biglietti interi. D’altra parte in Europa il limite standard della gratuità è proprio 18 anni.

Passando ai centri commerciali, invece, la possibilità di un classico “comodo ed ampio parcheggio” tallona da vicino, col 59 per cento delle preferenze, l’onnipresente esigenza di sconti e promozioni per famiglia (in testa col 63 per cento). L’esigenza di carrelli porta bimbi supera quella di spazi per il gioco libero o di servizi di baby sitting (probabilmente in ragione del costo che annulla la convenienza della spesa al centro commerciale). In generale le famiglie si dichiarano più desiderose di promozioni “istantanee” (sconti sul carrello) che non a raccolte punti. Ai negozi di vicinato (e banchi in mercati rionali) è suggerito infine di unirsi in qualche modo tra loro per offrire pacchetti completi di prodotti e servizi e raccolte punti valide su più negozi. Sempre presente anche l’esigenza di sconti richiesti soprattutto dalla famiglie numerose e raccoglie un certo consenso anche la prospettiva di stabilire delle ordinazione periodiche a prezzo concordato (e auspicabilmente scontato).

 

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