Un anno senza Maradona: continuano gli omaggi da Napoli a Buenos Aires

Nella capitale argentina, ogni angolo che ha visto il passaggio di Diego viene celebrato. Napoli gli ha intitolato lo stadio che ha visto i suoi trionfi, il murales ai Quartieri Spagnoli è diventato meta di pellegrinaggio, non solo degli appassionati

Dodici mesi dopo la sua morte, il 25 novembre 2020, la figura di Diego Armando Maradona continua a essere presente nell’immaginario collettivo degli appassionati di tutto il mondo e nei loro cuori. È il paradosso estremo e insieme il suo ultimo colpo di classe: la morte che ferma il tempo e lo sottrae alla cronaca quotidiana per consegnarlo alla gloria per sempre.

Gli omaggi non si sono mai fermati. Perché dopo la sua morte, Maradona si è moltiplicato, appare ogni settimana in una foto anni Settanta, un video inedito che circola sui social network. Centinaia di murales, bandiere, statue, tatuaggi e messaggi in memoria del 10 sono stati svelati da federazioni, club, giocatori, tifosi e famiglie, di illustri e sconosciuti, per moltiplicarne ulteriormente figura e ricordo. In Argentina è stata coniata addirittura una criptovaluta in suo onore, il Maradollaro. Immagini col volto del pibe spuntano ovunque, a Buenos Aires come a Napoli. Come a voler riempire un vuoto che appare incolmabile.

Nella capitale argentina, ogni angolo che ha visto il passaggio di Diego viene celebrato. La casa natale al civico 523 di Calle Azamor nella bidonville de Villa Fiorito, è stata dichiarata dal governo “patrimonio nazionale argentino”, mentre una targa commemorativa a nome del legislatore della città di Buenos Aires è stata apposta pochi giorni fa all’angolo di Segurola e Habana a Villa Devoto, il luogo in cui ha vissuto parte della sua vita, diventando “esquina Maradona”, angolo Maradona. Napoli gli ha intitolato lo stadio che ha visto i suoi trionfi, il murales ai Quartieri Spagnoli è diventato meta di pellegrinaggio, non solo degli appassionati, così come il murales di Jorit, a via Taverna del Ferro, a San Giovanni a Teduccio, e al Museo Archeologico Nazionale nel Giardino delle Camelie, è stata installata la scultura “Il sogno dell’eroe” di Christian Leperino, “un omaggio contemporaneo al concetto di eroismo ispirata anche a Diego Armando Maradona, ad un anno dalla scomparsa del calciatore”.

“La forza della sua personalità scuote ancora l’opinione pubblica attraverso serie tv, libri, podcast e programmi speciali che lo commemoreranno – ha sintetizzato Jorge Valdano qualche giorno fa – Non c’è da stupirsi, era un genio nel suo campo, quindi finché c’è il calcio ci sarà Maradona. Ma è incredibile che non abbiamo ancora finito di metabolizzare quella vita intensa, metà gloria e metà inferno. Maradona ha costruito il suo regno all’interno di un campo da calcio grazie al suo straordinario talento e alla sua personalità vulcanica. Poi, senza la palla di mezzo, la vita ha trasformato l’eroe in una vittima”.

In questo anno senza Maradona, Pelè combatte la sua battaglia con il cancro, Lionel Messi, il suo erede designato, dopo aver alzato la Copa America ha lasciato il Barcellona destinazione Paris Saint Germain, il calcio europeo ha provato a sparigliare i giochi cercando di far nascere una Superlega tra grandi, l’Italia ha vinto l’Europeo superando l’Inghilterra (guarda caso), a Wembley, mentre il pianeta si avvia a vivere il terzo inverno alle prese con il Covid. E lui, da lassù, 10 per sempre. Ci sarà un altro Maradona nel calcio? Una domanda che si pongono in tanti ma che fino ad ora non ha trovato risposta.

Intanto una calciatrice argentina, Florencia Bonsegundo, appena qualche giorno fa ha vinto il premio per il miglior gol della scorsa stagione, segnato quando militava nel Valencia, in Spagna. Florencia viene accostata a Maradona, “il paragone con Diego è molto grande e mi riempie di orgoglio – ha raccontato – È un confronto molto grande. Essere paragonata ai più grandi e segnare uno dei gol più belli è qualcosa di molto bello”. Le donne sono un capitolo importante nella vita di Maradona. Il suo rapporto con loro è stato spesso definito sessista. Amato e detestato, in vita e anche dopo la sua morte. Tra osannatori e moralizzatori, nel controverso ricordo del “diez” c’è’ anche la polemica delle femministe di mezzo mondo, e le rivelazioni della cubana Mavys Alvarez che ha raccontato di aver avuto una relazione con l’ex ‘pibe de oro’ quando aveva 16 anni, ricca di dettagli inquietanti, dall’iniziazione alla droga a una presunta violenza sessuale, ha riacceso le polemiche e aperto nuove ferite nei suoi figli.

Maradona continua a far parlare di sé anche fuori dal calcio. C’è l’inchiesta giudiziaria sulla morte dell’argentino, con sette persone accusate di omicidio volontario. C’è l’eredità, con i cinque figli riconosciuti (Diego Junior, Dalma, Gianinna, Jana e il piccolo Diego Fernando) che hanno deciso di mettere all’asta una lunga lista di beni appartenuti all’ex ‘Pibe de Oro’, il cui ricavato verra’ diviso tra loro: la casa di Villa Devoto, un altro immobile a Mar del Plata, tre automobili, e una lunga serie di oggetti che l’ex fuoriclasse del Napoli teneva dentro dei bauli in un deposito. L’asta, fissata per il prossimo 19 dicembre sarà internazionale e via streaming. Il tutto mentre si moltiplicano i libri dedicati all’argentino, i documentari, le serie tv come quella di Amazon Prime “Maradona, sogno benedetto”, che il 26 novembre vedrà la messa in onda dell’ultimo episodio ed in Italia uscirà nelle sale cinematografiche l’ultimo lavoro di Paolo Sorrentino, “È stata la mano di Dio”, un film autobiografico del regista napoletano premio Oscar che ha sullo sfondo gli anni napoletani di Maradona.

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