Hanno preso il via questa mattina i test d’ingresso alla facoltà di Medicina e Chirurgia. Nel Lazio, a presentarsi, sono stati circa settemila aspiranti medici per meno di 1.500 posti a disposizione. Proprio la carenza di posti e la pandemia hanno sollevato dubbi sull’obbligatorietà dell’esame, contestato da più voci istituzionali ma anche e soprattutto dai diversi collettivi studenteschi e universitari. A Roma, all’università la Sapienza, e in altri atenei italiani, è andata in scena la protesta pacifica dell’Udu (Unione degli universitari), “per sottolineare l’illegittimità del numero chiuso, la fallacia dello strumento del test d’accesso e il nostro modello di superamento dei numeri programmati nazionali”, si legge in un comunicato.
A chiedere l’accesso libero, senza le limitazioni dei test d’ingresso a numero chiuso, sono stati diversi esponenti delle istituzioni e dei sindacati. Diciamo no al numero chiuso, per i sogni dei nostri ragazzi, per il benessere della comunità e per il diritto alla salute di tutti”, ha detto Marco Vincenzi, presidente del Consiglio regionale del Lazio. “Un imbuto che ostacola il diritto allo studio e che, dopo 22 anni dalla sua introduzione congiuntamente alle politiche di tagli e contrazioni della spesa pubblica, mostra le gravi ricadute sul servizio sanitario pubblico e sul diritto alla cura”: hanno affermato in una nota Flc Cgil ed Fp Cgil di Roma e del Lazio.
Nei giorni scorsi era stata Maria Cristina Messa, ministra dell’Università e della Ricerca, ad annunciare le novità relative all’accesso alle Facoltà di Medicina a numero chiuso: “Dal prossimo anno, il test di ingresso alla facoltà di Medicina non sarà più un quiz, bensì un vero e proprio percorso, che può cominciare già al quarto anno delle scuole superiori, con corsi online gratuiti preparati dalle università e prove di autovalutazione”. La polemica sul numero chiuso a Medicina “è un tema che si trascina negli anni, il numero programmato è in funzione delle capacità formative delle strutture”, ha affermato la rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni. “Quindi è chiaro che il numero dei posti disponibili per Medicina deriva da quella che è la capacità dei singoli atenei di formare qualitativamente gli studenti. La formazione ha bisogno di strutture, capiamo che i numeri del concorso eccedono le richieste, quest’ anno il rapporto tra candidati e posti disponibili a Medicina è 1 a 4 ed è in miglioramento ma non si può tenere conto dei requisiti delle strutture per formare i professionisti di qualità e questo è l’interesse dei cittadini”.
Intanto questa mattina il ministro della Salute, Roberto Speranza ha voluto rivolgere un in bocca al lupo “a tutte le ragazze e i ragazzi che oggi iniziano il loro percorso per diventare medici. Il futuro del Servizio sanitario nazionale è il futuro del nostro Paese”. In tutta Italia sono circa 65.300 gli aspiranti medici, a fronte di circa 16.000 posti disponibili negli atenei.