Vaccini, Regioni preoccupate per i tagli alle forniture Pfizer

A luglio è prevista una riduzione del 43% delle consegne. D'Amato: "Questo comporterà una riorganizzazione dell'attività vaccinale, per poter mantenere fermo l'obiettivo del 70% della popolazione del Lazio immunizzata entro la prima decade di agosto". Intanto avanza in Italia la diffusione della variante Delta

“Certamente da parte delle Regioni c’è preoccupazione, c’è una evidente fibrillazione anche rispetto alle proiezioni di forniture di vaccini. L’interlocuzione con il governo e con la struttura commissariale è continua. Speriamo nelle prossime 24-48 ore di avere notizie più confortanti rispetto a una gestione che chiediamo sia nazionale di un problema che riguarda tutte le regioni”. Così Raffaele Donini, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e assessore regionale in Emilia-Romagna, a margine di una conferenza risponde a una domanda sul timore circa i tagli di forniture di vaccini Pfizer paventati per luglio.

Ieri anche l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, aveva espresso preoccupazione per il taglio sulle consegne del vaccino Pfizer, precisando però che resta sempre valido l’obiettivo del 70% della popolazione del Lazio immunizzata entro la prima decade di agosto.

“Abbiamo avuto notizia di una riduzione, a luglio, del 43% delle consegne del vaccino Pfizer – ha dichiarato l’assessore – è un fatto che ci preoccupa. Questo comporterà una riorganizzazione dell’attività vaccinale al fine di poter mantenere fermo l’obiettivo del 70% della popolazione del Lazio immunizzata entro la prima decade di agosto. È un obiettivo credibile, che si scontra però con questa annunciata riduzione”.

Per quanto riguarda lo scenario previsto dopo agosto, D’Amato ha spiegato che “progressivamente verranno dismessi gli hub e la campagna vaccinale passerà nelle mani di medici, pediatri e farmacie. C’è già un’attività in corso sulle farmacie e la risposta è importante. Astrazeneca può essere continuato anche dopo la prima dose, sempre su consiglio del medico ma non c’è bisogno di alcuna prescrizione o pratica burocratica. Sono predominanti coloro che preferiscono proseguire con il vaccino effettuato nella prima dose – ha aggiunto -. Sul Johnson, nel quinto rapporto di farmaco vigilanza, è il vaccino che ha, rispetto al tasso di controindicazioni gravi, il livello più basso”.

Intanto continua l’avanzata della variante Delta nel nostro Paese: dall’1% rilevato il 18 maggio scorso dall’Istituto Superiore di Sanità, a metà giugno aveva raggiunto il 3,4% per salire al 9% pochi giorni dopo. Ciò solo sulla base delle sequenze depositate nella banca dati internazionale Gisaid ed elaborati dagli informatici del Ceinge.

I dati depositati ieri sera dal Piano di sorveglianza genomica della Regione Campania mostrano un incremento fino al 25%. Lo ha detto all’Ansa il presidente del Ceinge-Biotecnologie Avanzate di Napoli, Pietro Forestieri. “Il quadro che emerge solo da questi dati, peraltro parziali, è preoccupante – ha osservato – considerando che dobbiamo aspettarci numeri progressivamente e costantemente più alti, con il deposito di ulteriori virus sequenziati”.

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