Vaccino terapeutico, speranza per i bimbi malati di Aids

Via sperimentazione in 3 continenti. Italia vicina obiettivi Onu

Se ne parla poco, perché la trasmissione della malattia da madre a figlio in Occidente è un evento sempre più raro, ma ogni anno nel mondo ancora 180mila bambini contraggono il virus dell’Hiv, e sono 1.800.000 i piccoli oggi con l’infezione. Per loro, la speranza ha un nome: un vaccino terapeutico in grado di mantenere sotto controllo il virus evitando l’uso giornaliero dei farmaci antiretrovirali con pesanti effetti tossici collaterali.

E la speranza si fa oggi più concreta: nel 2019 partirà infatti la sperimentazione su oltre 100 bambini in 3 continenti – con il coinvolgimento di Italia, Tailandia e Sudafrica – dopo che già nel 2013 un primo test su 20 piccoli aveva dato risultati positivi. Una buona notizia, alla vigilia della Giornata mondiale contro l’Aids dell’1 dicembre, che segna anche un successo della ricerca italiana: il primo vaccino terapeutico pediatrico contro l’HIV è stato infatti sviluppato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma in collaborazione con il Karolinska Instituet di Stoccolma.

L’Ospedale della Santa Sede, capofila del progetto internazionale di ricerca EPIICAL, ha ora ottenuto un finanziamento dal National Institute of Health americano che consentirà di testare il vaccino su un’ampia coorte di bambini. “La nostra sfida – spiega Paolo Palma, immunoinfettivologo del Bambino Gesù – è quella di riuscire a ottenere, grazie al vaccino terapeutico, un controllo della malattia tale da ridurre al minimo nei bambini il ricorso alle terapie antiretrovirali, che sono certamente molto efficaci ma gravate di tossicità nel lungo termine. Un bambino che nasce con HIV, infatti, inizierà le cure già nel primo anno e dovrà proseguirle per tutta la vita senza interruzioni.

Il successo di questo vaccino potrebbe ridurre il rischio dei fallimenti terapeutici legati alla ridotta aderenza nel tempo alle cure antiretrovirali e diminuire sensibilmente i costi per i sistemi sanitari nazionali, che spesso costituiscono un impedimento all’accesso alle terapie, specie nei Paesi più poveri”. Attualmente, presso il Bambino Gesù sono seguiti oltre 100 piccoli pazienti, mentre più di 40 adolescenti sono stati trasferiti con successo presso i centri dell’adulto. Si tratterebbe dunque di una svolta per questa categoria di pazienti, quelli pediatrici, finora in realtà ‘trascurati’ come denuncia l’organizzazione Medici senza frontiere: le aziende farmaceutiche, afferma Msf, “si dimenticano dei bambini. E’ stato trascurato lo sviluppo di farmaci pediatrici e tra i più piccoli la mortalità resta alta”.

Ma se soprattutto in Africa la situazione resta preoccupante, l’Europa occidentale è molto vicina a raggiungere gli obiettivi ’90-90-90′ definiti dall’Onu per l’Aids, che prevedono di diagnosticare il 90% dei sieropositivi, di trattare almeno il 90% dei diagnosticati e di raggiungere per i trattati almeno il 90% di soppressione della carica virale. E l’Italia, come evidenzia un report del Centro Europeo per il Controllo delle malattie, ha dei numeri positivi con un 88-87-87, in linea con il resto dell’Europa occidentale. Molto resta però ancora da fare: l’applicazione del Piano nazionale Aids 2017-19, denuncia la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), è ancora ferma in gran parte delle Regioni e siamo molto indietro anche con gli interventi di prevenzione nelle scuole.

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