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Referendum Atac -6: le ragioni del sì e del no

Da oggi al giorno del referendum Radiocolonna offrirà una serie di servizi sulla consultazione

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di Alessandro Amati | 2018-11-6 5/11/2018 ore 19:00
(ultimo aggiornamento il 6 Novembre 2018 alle ore 16:05)

L’11 novembre si svolgerà il referendum consultivo che prevede due quesiti per l’accesso di soggetti privati nel trasporto pubblico romano.

I sostenitori del sì sottolineano che  l’Atac è stato il monopolio pubblico che ha gestito il trasporto durante la crescita della città, ma oggi dimostra chiaramente di non poter più garantire uno standard decente per la roma contemporanea

La vittoria del sì non esclude che possa essere l’Atac medesima (nel caso fosse rimessa in sesto con un piano aziendale serio) ad aggiudicarsi parte dell’appalto

Con più aziende in concorrenza fra loro il comune si rafforzerebbe, perché non sarebbe soggetto ai ricatti di un unico operatore. Il comune stabilirà i criteri della gara in modo da soddisfare tutta la richiesta di mobilità

Le imprese saranno pagate per i chilometri che erogheranno

Vigilare sul costo dei biglietti, sui livelli occupazionali e sugli standard qualitativi è e rimarrà compito del Comune, che però non sarebbe allo stesso tempo controllore e controllato ma agirebbe in regime di terzietà

L’operatore privato già esistente (roma Tpl) presenta disservizi perché la gara che si è aggiudicata è stata preparata dalla stessa Atac secondo i suoi bassissimi standard qualitativi

I sostenitori del ‘no’ osservano innanzitutto che non si tratterebbe, con la vittoria del sì, di una liberalizzazione, ma di una vera e propria privatizzazione

A Roma un privato già c’è (Roma TPL). Questo gestisce circa il 20 per cento del trasporto di superficie, soprattutto in periferia, ed è proprio lì che si registrano i maggiori disservizi

Il privato, gestendo beni altrui e perseguendo i propri interessi, mira sopratutto al proprio profitto e offre un servizio scadente e spesso di pessima qualità

Il privato aumenterebbe il prezzo del biglietto per sostenere i costi

Il privato non si farebbe scrupolo di licenziare gli esuberi (il comitato per il no paventa fino a 2mila licenziamenti)

Il privato può permettersi manager strapagati anche quando non portano risultati

Il privato metterebbe in secondo piano le questioni legate alla sicurezza dei passeggeri

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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