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Mondo di Mezzo, le motivazioni della sentenza: “Ecco perché fu mafia”

Per i magistrati della Corte d’Appello: “Carminati conferì forza di intimidazione e Buzzi il collaudato sistema di corruttela e prevaricazione”

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di Redazione | 2018-12-11 11/12/2018 ore 12:00

Carminati

“Ai fini della sussistenza della associazione mafiosa, non è rilevante né il numero modesto delle vittime né il limitato contesto relazionale e territoriale. Non può escludersi il carattere mafioso perché non sono elementi costitutivi né il controllo generale del territorio né una generalizzata condizione di assoggettamento e omertà della collettività. Carminati conferì forza di intimidazione e Buzzi conferì il collaudato sistema di corruttela e prevaricazione”. Così i giudici della terza sezione della Corte d’Appello nelle motivazioni della sentenza con cui hanno riconosciuto il 416 bis.

Nel documento di 590 pagine i giudici scrivono che “elementi di fatto a conferma del carattere mafioso dell’associazione possono trarsi anche dalla protezione garantita ad imprenditori e dal successivo inserimento nella loro attività con un rapporto caratterizzato dalla gestione di affari in comune”. Per quanto riguarda il carattere dell’omertà i giudici affermano che “nel settore della pubblica amministrazione nessuno, e nemmeno gli imprenditori che avevano rinunciato a gare di appalti, presentò atti di denuncia o manifestò dissenso. Questa condizione di assoggettamento e di omertà derivante dalla forza intimidatrice espressa dall’associazione emerse soltanto grazie alle intercettazioni telefoniche”, scrivono i giudici.

“Carminati e Buzzi ebbero contatti ed esercitarono pressione per le nomine e i posti chiave dell’amministrazione Capitolina avendo interesse alla elezione e alla collocazione di soggetti affidabili nei ruoli decisionali”. E’ quanto scrivono i giudici della III corte d’Appello nelle motivazioni della sentenza con cui il 11 settembre scorso hanno riconosciuto il carattere mafioso all’organizzazione guidata dall’ex Nar e dal “ras delle Cooperative”.

“Gli interventi per posizionare in ruoli strategici persone gradite sono significativi della forza prevaricatrice dell’associazione nei confronti dei pubblici amministratori, mentre l’eliminazione dei personaggi scomodi e non graditi è una forma di prevaricazione esercitata anche nei confronti degli imprenditori”, aggiungono i giudici.

Nel documento i magistrati di secondo grado scrivono che “Buzzi in alcune situazioni di contrasto o difficoltà chiese espressamente l’intervento di Carminati per la sua forza di convincimento riconosciuta all’esterno. Carminati si inseriva quindi nel mondo imprenditoriale quando l’attività corruttrice di Buzzi non era sufficiente assicurandogli la soluzione dei casi più difficili e rilevanti con una provvista di violenza e capacità criminali”.

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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