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Ready Player One, foto e recensione del film di Steven Spielberg

di Chiara Laganà | 28/03/2018 ore 8:08

Ready Player One è l’ultimo film di Steven Spielberg, al cinema da oggi, ed è tratto dall’omonimo libro di Ernest Cline. Il testo di Cline è un libro di culto ed è amatissimo da un’intera generazione ed è una lettera d’amore alla decade degli anni 80.

Siamo a Columbus, Ohio, nel 2045 la popolazione è disoccupata, poco interessata e trova la sua unica valvola di sfogo nella realtà virtuale OASIS, ideata dal luminare dei videogiochi James Hallyday, scomparso da tempo. Prima di morire, Hallyday ha lasciato il controllo del suo gioiello a un vincitore di una competizione divisa in tre round.

Chi riuscirà a trovare l’easter egg diventerà il suo erede: l’orfano Wade vive buona parte della sua esistenza in OASIS, conosce ogni angolo della realtà virtuale e decide di prendere parte alla sfida, ma non sarà da solo, con lui ci sono Aech, Art3mis, Sho e Daito. Gli Altissimi Cinque se la vedranno con il perfido Sorrento, ex collaboratore di Hallyday e alla ricerca dell’easter egg.

Ready Player One, sin dalle primissime scene, vi catapulterà negli anni 80, la decade più amata dall’autore del romanzo a cui s’ispira e gli anni che hanno lanciato per sempre il talento dell’etereo ragazzo Steven Spielberg.

“Ernest Cline è un visionario che ha descritto un futuro che in realtà non è così lontano dalla direzione che stiamo prendendo con l’evoluzione della realtà virtuale”, così Spielberg complimenta Cline.

Ernest Cline ha scritto il loro nel 2011 ed è un lungo elenco di citazioni di personaggi di cinema e videogiochi di quegli anni “e non sarebbe esistito se non fosse per il cinema di Spielberg”, sottolinea l’autore che ha preso parte alla sceneggiatura.

Ispirato al primo easter egg di un videogioco (Adventure realizzato da Warren Robinett) e dall’altro visionario Willy Wonka, Cline ha creato il docile James Hallyday che ha la voce e il volto tenero di Mark Rylance, premio Oscar per Il ponte delle spie e al terzo film diretto da Spielberg.

All’interno di OASIS ogni riferimento rimanda a un’emozione del nostro passato: la giacca bianca e nera di Beetlejuice, lo spirito porcello di Tim Burton; il completo e gli occhiali ordinanza di Clark Kent; la filmografia di John Hughes; Zemeckis e il suo Ritorno a Futuro; i Gremilins; la cover di Unknown Pleasure dei Joy Division su una t-shirt di Samantha; Star Trek; Star Wars; Chucky la bambola assassina e Terminator.

Gli anni 80 la fanno anche da protagonisti nella colonna sonora: dai New Order passando per Blondie, Duran Duran e Depeche Mode.

Un insieme di citazioni che sono l’anima del film di Spielberg, un inno alla decade che lui ha contribuito a rendere anche immortale. Il regista era uno dei più citati nel libro di Cline, ma ha deciso di “autoescludersi” dirigendo il film ispirato al bestseller. Ed ecco che crea una copia di un altro capolavoro della filmografia contemporanea e manda gli Altissimi Cinque (Parzival e gli altri) all’Overlook Hotel (l’albergo di Shining, ndr) in una delle sequenze che rimarranno negli occhi dei cinefili e non.

“Per me gli anni 80 sono stati il periodo più formativo della mia vita, in quanto si è trattato del decennio che ho vissuto da adolescente. Sempre allora ho avuto la mia prima console per videogiochi e il mio primo compuer. Ed era l’alba dell’era d’internet”, spiega Cline.

Erano altri anni, lontani anni luce dal 2045 eppure così vicini. Ready Player One vi aspetta al cinema per un’esperienza che resterà unica e vi farà tornare bambini. Almeno per una sera, almeno dentro un cinema.

“È una storia di formazione che celebra i legami dell’amicizia, la scoperta del primo amore e l’accettazione, sia di sé stessi che degli altri. È un film di fantascienza epico con un’amica che è la quintessenza dello stile di Spielberg”, ha spietato la produttrice Kristie Macosko Krieger.

Un film destinato a diventare di culto per diverse generazioni di eterni bambini. Ready Player One è al cinema, distribuito da Warner Bros.

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A proposito dell'autore

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Chiara Laganà

Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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