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Cucchi: Ilaria, “dopo 10 anni in aula la verità”

“Gli spintoni, lo schiaffo e quel calcio in faccia”

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di Redazione | 2019-04-8 8/04/2019 ore 18:40

Stefano Cucchi

“Dopo dieci anni di menzogne e depistaggi in quest’aula è entrata la verità raccontata dalla viva voce di chi era presente quel giorno. Le dichiarazioni e le intenzioni espresse dal comandante generale dell’Arma ci fanno sentire finalmente meno soli, si è schierato ufficialmente dalla parte della verità”. Così Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, dopo le dichiarazioni in aula del superteste-imputato Francesco Tedesco.

“A differenza di quello che qualcuno dei difensori ogni udienza dà ad intendere, chi rappresenta l’Arma non sono i difensori degli imputati ma è il loro comandante generale, che ora si è schierato ufficialmente dalla parte della verità”, ha aggiunto Ilaria Cucchi “Sentivo il carabiniere Tedesco descrivere come è stato ucciso mio fratello – ha aggiunto Ilaria – e il mio sguardo cercava quello dei miei genitori che ascoltavano raccontare come è stato ucciso il loro figlio. E’ stato devastante, ma a questo punto quanto accaduto a Stefano non si potrà mai più negare”.

Un violento pestaggio partito da un battibecco durante il fotosegnalamento. Gli spintoni, lo schiaffo, i calci quando è già a terra. Poi il volto nascosto dal cappuccio e la frase pronunciata da Stefano Cucchi dolorante: “Sono un pugile io”. E’ un racconto dettagliato quello fatto da Francesco Tedesco, il vice brigadiere accusato di omicidio preterintenzionale, che in aula ripercorre il pestaggio di Cucchi e conferma le accuse contro gli altri due carabinieri coimputati, Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo. Durante la testimonianza chiave resa davanti alla Corte d’Assise, il vice brigadiere ha ricordato quanto successo fin dai primi minuti la notte tra il 15 e il 16 aprile 2009 nei locali della Compagnia Casilina, dove Stefano fu portato dopo il suo arresto per il fotosegnalamento. “Appena entrammo c’era un banchetto dove mi sono seduto. D’Alessandro era al computer per prendere i dati del fotosegnalamento e Di Bernardo era con Cucchi per prendere le impronte di Stefano, ma lui si rifiutava perché non voleva sporcarsi le dita di inchiostro. Poi, mentre Di Bernardo stava regolando la sedia, è nato il battibecco con Stefano: i due hanno cominciato ad insultarsi e Stefano ha cercato di dare uno schiaffo a Di Bernardo.

Io sono rimasto seduto mentre D’Alessandro ha chiamato al telefono il maresciallo Roberto Mandolini (allora comandante della stazione Appia, diretto superiore dei tre militari, ndr) informandolo”, ha detto Tedesco. Poi l’interrogatorio di Tedesco si trasforma nella cronaca del presunto pestaggio, avvenuto in pochi secondi. “Di Bernardo è uscito e subito dietro c’era Cucchi, mentre D’Alessandro stava spegnendo il computer – ha ricordato in aula il carabiniere – . Il battibecco tra Cucchi e Di Bernardo è proseguito. Quest’ultimo si è girato e ha dato uno schiaffo a Stefano. Io gli ho detto: ‘ma che c… stai facendo? Smettila’. Mentre Di Bernardo spingeva Cucchi, D’Alessandro ha dato un calcio al detenuto all’altezza dell’ano. Ho spinto Di Bernardo e nel frattempo Cucchi è caduto a terra battendo la testa, tanto che ho sentito il rumore. Poi D’Alessandro ha dato un calcio in faccia a Stefano, che era ancora sul pavimento. Gliene stava per dare un altro, ma io l’ho spinto. E ho gridato: ‘State lontani non vi avvicinate e non vi permettete più'”.

Tedesco ha anche spiegato di aver aiutato Cucchi a rialzarsi. “Gli ho chiesto: ‘Come stai?’ Lui mi ha risposto: ‘Sto bene, sono un pugile’, ma lo vedevo intontito. Ho chiamato Mandolini mentre avevo Stefano sotto il braccio e ho intimato ai due di non avvicinarsi più. Ho accompagnato Stefano alla macchina e sono salito dietro sull’auto Defender con lui, che nel frattempo si era messo il cappuccio. Era silenzioso – ha aggiunto Tedesco – Io ero turbato e lui sotto shock. Loro invece erano in macchina davanti, non erano spaventati più di tanto e mi dicevano di non preoccuparmi”.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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