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Il vaccino c’è già e funziona. L’idea è distribuirlo senza sperimentarlo

Autorizzazione speciale dall’Europa

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di Redazione | 2020-07-14 14/07/2020 ore 15:30

Il vaccino per contrastare il coronavirus c’è e funziona. Quello migliore sarebbe di AstraZeneca in collaborazione con l’Università di Oxford.

Il quale però sembra non fermare il contagio ma bensì ridurre l’infezione a tosse e mal di gola. Per avere un risultato maggiore ci vorrebbe una doppia dose di vaccino. Ma questo aumenterebbe sia i tempi che i costi.

Secondo quanto riportato da La Stampa, sembrerebbe che l’Europa stia cercando di ottenere un’autorizzazione speciale affinché l’agenzia europea del farmaco possa iniziare già a fine anno la somministrazione del vaccino alle categorie più a rischio, come per esempio gli anziani. Nonostante non sarà allora ancora terminata la fase 3 di sperimentazione, quella che coinvolge decine di migliaia di volontari sani. Questa procedura speciale sembra che non andrebbe a mettere a rischio la popolazione. Questo perché il vaccino in questione avrebbe comunque già passato i test accertanti la non tossicità e la sicurezza. Qualora non venga autorizzata questa procedura, il rischio è quello di andare troppo lunghi sui tempi. La fine della fase di sperimentazione potrebbe arrivare la prossima primavera e intanto tutto il mondo sarebbe ancora sotto scacco del coronavirus per circa un anno. Il pericolo è che usare un vaccino ancora in corso di sperimentazione potrebbe portare a richieste di risarcimenti. Anche se sono esclusi effetti collaterali gravi.

Per evitare guai legali, Europa e Italia stanno cercando una soluzione per impedire che ciò avvenga. In corso di sperimentazione la responsabilità sarebbe completamente degli Stati, in seguito, durante una fase intermedia, al 50% anche sulle aziende e, dopo un determinato lasso di tempo esclusivamente su queste. Ovviamente i no-vax saranno pronti a dare battaglia. Intanto però la ricerca continuerebbe. Per quanto riguarda gli altri vaccini, britannico, americano (Johnson&Johnson), e francese (Sanofi), la somministrazione e lo scudo andranno avanti solo se i test in fase di sperimentazione avanzata saranno soddisfacenti. Secondo uno studio del King’s college di Londra, su più di 90 ex pazienti che hanno contratto il coronavirus, solo il 17% avrebbe anticorpi con la stessa potenza immunitaria iniziale contro il virus. Mentre negli altri addirittura gli anticorpi non verrebbero neanche più individuati.

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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